supereroi invecchiano

birdmanI supereroi sono eterni, ma i poveri attori che in anni fulgidi della loro carriera li interpretano sono destinati a diventare vecchi, rugosi, un po’ spelacchiati e cercano il riscatto di un talento che hanno piegato alla celebrità e alla macchina per soldi delle megaproduzioni. Così ironizza il bravissimo Inarritu nel suo ottimo “Birdman” che poi sarebbe una parodia di “Batman” tanto più che l’interprete principale è Michael Keaton che negli anni ’90 interpretò i primi due Batman diretti da Tim Burton. Da allora, supereroi a iosa sugli schermi, non se ne può quasi più, e il cinema sembra tutto colonizzato da questi blockbuster che attirano e narcotizzano il pubblico con dosi massicce di azione, battaglie, lotte mortali e pure un po’ di psicologismo spiccio su lati oscuri e lotte interiori del supereroe medesimo.

Allora il film di Inarritu, girato prevalentemente dentro l’angusto spazio di un teatro di Broadway, diventa la riflessione sul mestiere dell’attore e sul suo naturale e inappagabile narcisismo, sulla sua inestinguibile sete di essere approvato e ammirato, più che amato. Quanto ad amare, lasciamo perdere: marito pessimo e padre fallito, il nostro protagonista deve almeno mostrarsi eccelso sul palco, per il quale ha ceduto tutta la vita e pure i soldi.

Girato con un ritmo che toglie il respiro, rutilante come il rollio di sottofondo della batteria che poi si vedrà in una scena, diventando di colpo non musica extratestuale, ma diegetica. nel gioco continuo che il regista ci offre tra finzione e verità, dentro un film che gioca con i ruoli degli attori e delle loro stesse interpretazioni, e cioè Keaton-Batman, Edward Norton un po’ alter ego di Hulk un po’ Fight Club, e la ragazzina tossica Emma Stone, fidanzatina di Spiderman, il film non ci offre un finale, non è lì per farci la morale né dire cos’è meglio, cos’è più cultura. Ci mostra invece come si può fare un film di grande effetto senza effetti speciali e mostri intergalattici, ci ricorda che il teatro è la vera palestra degli attori, benché sia frequentato da poche centinaia di persone rispetto allo sterminato popolo del web a cui basta vedere uno in mutande per cliccare “like”. Ma come dice Keaton a un certo punto: miliardi di mosche mangiano la merda, ma non vuol dire che è buona.

 

 

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