frustate nelle mani

imm-1Leggiamo Massimo Recalcati che ci parla della passione e del desiderio come strumenti educativi, vorremmo una scuola più ricca e stimolante per i nostri figli, e se un professore osa alzare la voce, se uno si permette di affibbiare un brutto voto, siamo pronti a discutere (qualcuno anche in toni prepotenti), poi tutti a osannare Whiplash di Damien Chazelle. Ovvero la solita storia del talento che esce e si affina grazie al sadismo di un insegnante perfezionista e vessatorio.

Si potrà dire che è vero, che era così nel passato, quando sono esplosi geni, ed è vero anche nel presente, quando genitori crudelissimi sottopongono i bambini a prove disumane e ne fanno campioni di tennis o di altro. Ma è anche vero che nel passato c’era bisogno di soldatini, e le società militariste con educatori dalla frusta in mano hanno portato guerre catastrofiche, e tutt’ora le producono.

A vedere questo film mi sono irritata, perché c’è sempre l’idea che l’arte passi attraverso una forma di martirio (il sangue, il sudore, l’infelicità, la solitudine) e che ti ripaghi con una specie di estasi finale. Di positivo c’è che si mostra una strada assai faticosa a chi forse pensa che suonare sia un hobby e che per raggiungere un certo grado di “grandezza” bisogna dire addio agli amici, all’amore, alla vita normale. Ma ci sono tantissimi esempi che contrastano questa visione eroica e cupa: i quattro ragazzi di Liverpool si divertivano un sacco, per esempio.

 

 

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2 commenti
  1. Ciao Paola, mi stupisce il tuo post poiché riporta una visione del successo nell’arte che è quasi opposta alla mia:se penso in particolare alle grandi figure del jazz (miles Davis, Chet Baker etc) mi immagino dei grandi talenti privi di disciplina, e quello che mi è piaciuto tra i vari messaggi del film è proprio la possibilità di raggiungere dei risultati grazie ad un grande spirito di abnegazione.
    Per quella che è la mia esperienza, nel jazz non capita quanto descritto nel film.
    La visione che riporti tu mi pare più reale nel mondo della musica classica o della danza. Non trovi?
    Ciao e a presto

    • Sì, infatti, ma è quel che si vede nel film: un maestro tipo direttore vecchio stampo della musica classica, tipo sergente di Full metal jacket. Il jazz è libertà e non c’è dubbio abnegazione, ma il film è ambientato in un college, tra ragazzini con un pazzo che li vessa. Io ho una visione molto diversa: l’arte è dedizione e volontà, ma soprattutto passione, piacere, gioia.

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