la lettura non abita più qui

leggoTra una decina di giorni (23 aprile) si celebrerà la “giornata del libro” con alla mano i dati catastrofici della lettura in Italia, franata spaventosamente nell’ultimo anno (sembra che siano svaniti ottocentomila lettori, una rotta pari a Caporetto). Che c’è da celebrare, allora? La memoria di quando si leggeva?

Alcuni articoli, come quello molto bello di Nicola Lagioia su Internazionale parlano però di “altra Italia”, dove ci sono i librai intrepidi, gli scrittori dediti al volontariato, gli insegnanti coraggiosi e i tanti che cercano di puntellare la rovinosa caduta. Devo però dirvi, dal mio piccolissimo osservatorio, che questi bravissimi e coraggiosi promotori del leggere, che comprendono in primis i bibliotecari, ci sono da almeno vent’anni e da vent’anni gridano nel deserto che i lettori stanno scomparendo. Sono vent’anni infatti che viaggio per l’Italia, nelle scuole, biblioteche e librerie, facendo un lavoro faticosissimo insieme a insegnanti e operatori testardi come me e sostanzialmente poco o nulla considerati, anzi, demoralizzati.

I segnali della caduta c’erano da un bel po’, perché la pedagogia della lettura si fa a scuola e se alla scuola si toglie tutto, compreso il piacere di insegnare, allora ci si domanda da dove e come dovrebbero spuntare nuovi e motivatissimi lettori, lettori di letteratura e non semplici consumatori di ricettari o barzellettari o effimeri successi anglo-americani. Già da alcuni anni amici insegnanti mi confessavano che non possono permettersi di comprare libri, e mantenersi informati. Certo, esiste la biblioteca, ma già che c’eravamo, abbiamo tagliato un po’ anche lì e i bibliotecari devono con fatica mantenere le collezioni aggiornate. Inoltre: la biblioteca è un presidio e sostiene l’informazione e la formazione anche dei docenti, ma che un insegnante non possa comprarsi almeno un libro alla settimana non è soltanto triste e causato dalla crisi economica, è pura follia: senza bravi professori non si semina e non si raccoglie nulla, figurarsi la lettura.

Fino a tutti gli anni ’90, si citava a tutta manetta Pennac, che consigliava appunto di condividere la passione della lettura a scuola. Si è prudentemente smesso, e poi è passato di moda. In fondo, si dice, anche l’industria musicale è defunta e pure il cinema italiano. Consoliamoci: noi italiani siamo chef, anzi masterchef, facciamo l’Expo sul cibo e anche quando ci troviamo tra di noi, a cena, parliamo di mangiare, qualcosa che incredibilmente non ci annoia, non ci affatica, non ci delude mai.

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3 commenti
  1. Tutto molto vero.
    Aver tagliato scriteriatamente i fondi per le biblioteche non le ha solo rese ”materialmente” più povere perchè non possono rinnovare e migliorare le collezioni, ma anche per gli altri motivi che dici: la mancanza di soldi rende quasi impossibile -quantomeno complicatissimo…- creare occasioni di incontro tra chi scrive e chi legge.
    Con la conseguenza che attività di questo tipo vengono realizzate SOLO sulla base e in virtù della buona volontà di chi ci crede, di chi ne ha voglia, di chi ne ha le forze.
    Il passo che ne consegue è che siamo nel puro ”volontariato”; e la demotivazione di chi fa qualcosa in maniera volontaria, quindi non riconosciuta, è molto più dietro l’angolo di chi sente di farlo professionalmente.
    Io vedo questo come pericolosa conseguenza dei continui tagli.

  2. Ciao, proprio ieri sera ho terminato di leggere il tuo “Zorro nella neve” … nel frattempo l’avevo consigliato ad una amica, che dire… scorrevole e pieno di buoni sentimenti, a me è piaciuto, è un libro che fa pace con le persone gentili d’animo e consola i cuori spezzati (come il mio in questo periodo)… sai quando penso che un libro mi sia piaciuto ? Quando penso che sia un peccato averlo terminato. Infatti. Mi spiace averlo finito. Brava. 🙂

    • Ti ringrazio moltissimo per questo commento. Non sai che fatica sia scrivere e pubblicare oggi libri come questo, in un mercato in via di sparizione e con editori che vogliono “prodotti” vendibili, sicuri. Ho avuto la fortuna di trovare una casa editrice attenta, che ci tiene ai lettori come ci tengo io. Grazie davvero! Sono contenta soprattutto che ti abbia tenuto buona compagnia! Ciao.

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