children act

ChildrenAct_Vintage“Mozzafiato” come strilla la copertina non si può dire, di questo “The children act”, ultimo romanzo di Ian McEwan. Ma interessante, coinvolgente e profondo: questi aggettivi ci sembrano i più appropriati. Anche perché non è semplice la materia che tratta lo scrittore, una materia legale imperniata sulla tutela dei bambini secondo il “Children Act” inglese, stabilito nel 1989 per la protezione e la cura dei bambini, con o senza i genitori che sono responsabili del suo benessere.

Ma si tratta di un romanzo e non di una cronaca o di un saggio, perciò la protagonista è una giudice (dal curioso nome di Fiona Maye, quasi come la famosa campionessa del mondo di atletica Fiona May) che si occupa dei casi di minorenni.  E il libro si apre in mezzo a una tempesta coniugale, con il marito che fa la valigia e se ne va per poter vivere in tutta libertà una “storia” con una donna ovviamente più giovane. Non molto originale, si direbbe, se non che la faccenda interessante è che il marito chiede quasi una sorta di permesso di avere un’avventura senza però separarsi, perché i vantaggi del matrimonio sono superiori ai rischi di una separazione definitiva. A questo punto, si pensa che la moglie, giudice e donna indipendente, lo butti fuori a calci, invece…

Eh, ci vuole proprio un tocco da maestro a capire come sono complesse le storie umane e le fragilità di persone anche apparentemente salde come rocce, magari chiamate a giudicare comportamenti altrui e a decidere di destini grazie all’applicazione di leggi idealmente giuste, ma che possono portare a conseguenze incontrollabili e anche drammatiche. Come il caso che tocca a Fiona: decidere se un ragazzo appartenente ai testimoni di Geova debba essere sottoposto a una trasfusione oppure no, come vorrebbero i genitori e la comunità religiosa.

La mia piccola notazione è che un romanzo del genere, con tutte le sue lunghe descrizioni sui procedimenti giudiziari e sulle specifiche legali, nel nostro paese avrebbe fatto rizzare i capelli agli editor, pronti con le cesoie a tagliare senza pietà passaggi che “annoiano” i lettori già abbastanza distratti. Invece, gli inglesi hanno pubblicato così com’era, lasciando a noi lettori il compito di saltare le pagine, se vogliamo. In italiano il libro s’intitola La ballata di Adam Henry.

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1 commento
  1. Letto.
    Poetico, psicologico, delicato, musicale.
    Chiuso, alla fine, ho provato una strana sensazione di vuoto.
    Forse, però, é la medesima sensazione che si sente, ogni volta, all’ultima pagina.
    The fact is – jill scott

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