femministi

adichieNon faccio che sentirmi dire che le ragazze sono più brave in tutto. Sono più studiose, più disciplinate, più motivate, perciò eccellono negli studi, nei master. Sono scienziate molto serie, determinate. Sono artiste che affilano con pazienza il loro talento. Sono migliori dei loro coetanei maschi che sbruffoneggiano e poltriscono e se anche gli viene offerta una specializzazione universitaria alle Hawaii, rifiutano, magari dicendo che il surf non è il loro sport preferito.

E allora, com’è che restiamo così poche a lavorare, a dirigere le aziende, gli ospedali, i teatri, i laboratori di ricerca, le facoltà? Corriamo come treni per sfracellarci prima contro il muro della formidabile fortezza del lavoro e della formazione costruita tutta su modello maschile e molto ben presidiata da uomini che preferiscono stare in ambiente da caserma vecchio stampo, quando si era solo tra uomini (veri).

Però quella caserma non va bene nemmeno ai giovani. Ecco perché la scrittrice nigeriana Chimamanda Ngozi Adichie, nel suo breve pamphlet “Dovremmo essere tutti femministi” (Einaudi, agilissima lettura di meno di 50 pagine, non si dica che non si ha tempo…) esorta a incontrarsi e allearsi ed essere femministi: gli uomini oltre che le donne, e magari queste ultime riprendano il termine femminista senza considerarlo antico o esagerato, in un mondo dove le donne sono assai maltrattate, non solo nei paesi meno avanzati, ma anche in quelli civili e carichi di leggi contro le discriminazioni di genere, perché la prassi, l’abitudine, la routine, gli schemi mentali, superano ogni legge e impediscono persino di vedere non solo la discriminazione, ma persino la sopraffazione.

 

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7 commenti
  1. Carla ha detto:

    Chimamanda Adichie è una scrittrice e una donna meravigliosa. Cercate su youtube i suoi interventi alle TED conferences: sono una carica di entusiasmo!

  2. “Non faccio altro che sentirmi dire….”.
    Ecco: questa frase mi fa pensare che più una cosa si dice, meno è considerata reale. “ci sono donne [inserire il mestiere] bravissime” è come, che so…. “conosco giovani ricercatori fantastici” detto da professori universitari che non si sognano minimamente di considerare quei giovani al loro posto nella loro cattedra; “ho amiche/amici lesbiche/gay favolosi” detto da persone che non spenderanno un minuto della loro vita a prendere in considerazione l’apertura di credito verso qualsivoglia diritto etc. etc. etc. Si chiama “contentino” o “ipocrisia”.

  3. stefano Rauli ha detto:

    Ciao cara Paola… credo proprio che sia il caso di recuperare una forma di cultura che per certi versi si sta perdendo… ricordo che da ragazzo quando si usciva in auto in 4 ci si accomodava con la propria ragazza di fianco… ora invece i maschietti davanti e le femminucce dietro… io trovo che purtroppo abbiamo preso una china che ci porta inesorabilmente verso un “medioevo prossimo venturo” che Roberto Vacca aveva previsto.

    • Grazie Stefano, mi fa molto piacere ricevere commenti di sostegno di amici uomini che ci accompagnano nella difesa di diritti femminili perché sono diritti che sentono anche propri.

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