The lobster

lobsterThe Lobster (l’aragosta) è una mazzata di quelle che si andavano a vedere negli anni tristanzuoli della mia giovinezza, cioè in quei Settanta dello scorso secolo, anni creativi, pieni di film impegnati che finivano rigorosamente male, se non erano addirittura incomprensibili perché servivano per discutere molto. Ho come il sospetto che il regista greco Lanthimos sia un po’ fuori tempo, con questa storia fantascientifica e grottesca di una società dittatoriale tipo 1984 di Orwell dove o si è in coppia o si viene trasformati in animali, ma anche per chi fugge e decide di fare il solitario, ovviamente nel bosco e a rischio della propria vita, ha regole durissime perché alla fine nell’umanità tutto è controllo e strutturalizzazione. Mah. Certo, per carità, l’idea è anche interessante, lo cantavano anche gli U2, I can’t live with or without you, ma diventa un film interminabile, tetro, con un cast di divi che, essendo star hollywoodiane, probabilmente credono di interpretare il capolavoro di un regista intellettuale. A volte si rimpiange di sdegnare le iperproduzioni commerciali come Jurassic World: non è che il risultato di aver visto una cavolata sia tanto diverso.

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