zorro

zorroSorpresa e commossa di essere nella cinquina finale del nuovo Premio Strega per la letteratura per ragazzi. Sorpresa perché il romanzo è “Zorro nella neve”, pubblicato da un editore piccolo (ma di grande spessore: Il Castoro) sorpresa perché non sono un’esordiente. Ormai sono vent’anni che scrivo per questo genere letterario, nella marginalità a cui è sempre sottoposto pur avendo regalato capolavori letterari oltre che successi planetari, e non nel passato, ma anche adesso. Dopo vent’anni so che tutto si conquista con grande impegno e fatica, e che ricomincio da capo con ogni libro, perché a differenza dei libri per gli adulti, il mio pubblico è volatile, cresce e se ne va.

Sono felice e commossa perché sono in compagnia di autori che, come me, lavorano e faticano da vent’anni. Li conosco, li apprezzo, li considero compagni di viaggio, sono stata con loro in collane editoriali, li ho incontrati nei Festival e nei premi, con alcuni sono diventata amica. E’ stato bello ricevere oggi l’sms di Francesco D’Adamo che si complimentava con me, anche lui finalista del Premio. Siamo stati spesso insieme nei premi, a volte ho vinto io, a volte ha vinto lui. Ho sempre letto con piacere i suoi libri (qui troverete le recensioni), apprezzo il suo stile. Posso dire la stessa cosa degli altri finalisti: Beatrice Masini, compagna di scrittura in un’antologia (Parole Fuori), Vichi De Marchi, che ho conosciuto quindici anni fa, Chiara Carminati, di cui ho sempre letto le bellissime poesie. Oggi noi scrittori italiani costituiamo una buona e nutrita squadra che sa inventare e scrivere buone storie, con impegno, fatica, e con piacere, soprattutto mantenendo un buon livello, buone idee e onestà letteraria anche alla dura prova del tempo, credendo nella letteratura anche quando sembra che nessuno ci creda più.

Nella sezione bambini c’è Susanna Tamaro, la più famosa scrittrice italiana, che ha sempre pubblicato anche per i bambini e i ragazzi. Anche con Susanna ci siamo conosciute, scritte, lette reciprocamente. Credo che questi aspetti, l’amicizia e la stima tra scrittori, siano molto poco conosciuti dal pubblico, abituato alle rivalità e invidie di altri campi, abituato alle sfide calcistiche. Ma la letteratura spinge a leggere gli altri per imparare, insegna ad apprezzare le buone storie, a migliorarsi attraverso il miglioramento degli altri. Credo che spinga anche a sentirsi fieri di appartenerle, di avere l’onore di scrivere letteratura italiana contemporanea. Per ragazzi, per bambini, perché si meritano una buona scrittura, una lingua non banale e riduttiva, ma ricca e complessa nella sua necessaria semplicità.

 

 

 

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