Spectre

spectreAndare a vedere l’ultimo film dell’infinita serie Bond è come farsi raccontare una fiaba, quindi sospendiamo la credulità, ci mancherebbe. Lasciamoci invece trascinare dalla fantasmagorica sarabanda in giro per il mondo, partendo da Città del Messico durante la Festa dei Morti, per finire a Londra, passando dalle montagne austriache e dal Marocco. Insomma, 007 è un po’ meno giramondo di una volta, ma finisce sempre in location tipo top ten di Booking, ed è sempre più “stylish”, tant’è che ormai le Bond Girl sono attrici-modelle e sanno camminare verso la macchina da presa con falcata da passerella. Da qui si capisce l’entusiasmo degli stilisti.

Sam Mendes, il regista, era più convincente in Skyfall e soprattutto poteva contare su un eccezionale Javier Bardem, oltre che la solita magnifica Judy Dench, a giocare le parti di doppio nella versione madre-figlio; qui lo psicologismo sfugge un po’ di mano, sembra quello da magazine, perciò si gioca sulla relazione conflittuale tra fratelli e si conta su Christopher Waltz come doppio di Bond. Ma appunto, è tutto molto all’acqua di rose perché si deve arrivare a un pubblico enorme e frastagliato e consumista e soprattutto ormai avvezzo più alla pubblicità che ai film (figurarsi quelli d’autore). Infatti, con la passeggiata notturna di Monica Bellucci in una villa romana con sottofondo di musica d’opera, ci si aspetterebbe di veder comparire il logo e lo slogan di Dolce e Gabbana.

Roboante e pieno di effetti, come si deve, a me questo Bond non è sembrato un granché, mi ha fatto però ridere molto soprattutto per gli effetti da videogioco di inseguimenti in Roma deserta (!) e per la celebre sortita da catastrofi di quest’uomo inespressivo come un manichino, a cui neanche una bomba fa un plissé. Poi, arrivo a casa e ho l’impressione che il film non sia mani finito: bombe a Parigi, disperazione e orrore. Una folle organizzazione che guida gli attentati. Allora, se avesse dato meno occhio alla moda e più alla cronaca, forse Mendes poteva pure  realizzare un film emozionante, farci venire brividi, e offrirci un doppio fantasmatico e incisivo della nostra drammatica realtà.

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