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Archivio mensile:dicembre 2015

Letterina di Capodanno per l’anno nuovo.

biblioragazziCaro anno nuovo, abito in una strana nazione, divisa in due: da una parte ci sono biblioteche pubbliche spesso bellissime e ben fornite, dall’altra invece non c’è quasi niente. Non è strano, anno nuovo, che in uno stesso paese certi cittadini possano andare in una biblioteca, utilizzare liberamente servizi culturali (Internet, prestiti di libri o dischi o film, prendere un caffè, partecipare a un incontro, ascoltare un concerto) e altri sfortunatissimi cittadini invece non possono che sognare una biblioteca moderna, con ristorante e divani come ce ne sono nelle province lombarde o emiliane o toscane o marchigiane?

renziAnno nuovo, spero che avendo un giorno in più tu possa dedicarlo alla realizzazione di nuove biblioteche. Te lo dico non da Gufo ma da Civetta, e lo dico proprio perché c’è un presidente che per Natale va in libreria a comprare libri in regalo e che quand’era sindaco amava inaugurare biblioteche. Attento anno nuovo, ti diranno che le biblioteche le realizzano gli enti locali, cioè i comuni e le regioni. Ma ti non farti confondere: esiste anche una Costituzione che garantisce pari opportunità culturali a tutti i cittadini sul suolo nazionale. Forse un governo centrale serve anche a questo, a chiedere, pretendere, insistere perché ogni città grande o piccola abbia la sua biblioteca. Nel frattempo potrebbe anche decretare (con ovvie risorse) che ogni scuola si organizzi e per esempio riapra le proprie biblioteche, le aggiorni, e se non ci sono le realizzi, riportando in ruolo l’espropriato insegnante-bibliotecario.

(nella prima foto, la biblioteca realizzata nell’Istituto Comprensivo di Grumo Appula dalla creatività e dall’impegno di una professoressa-bibliotecaria e scrittrice, Anna Baccelliere)

irrational manIl film di Woody Allen “Irrational man” esce qui da noi sotto Natale, forse per rastrellare un po’ di pubblico sgomitando tra Star Wars e Pieraccioni & Co, i famosi sbancabotteghino italiano. Quello di Allen, ovviamente, non ha alcuno spirito natalizio, anzi. Non è una commedia carina, elegante e fantasiosa, un po’ baluginante com’erano le “cartoline” da mondo che ha girato anni addietro, invece si ricollega a un suo filone pessimista, che nella sua vasta filmografia ha prodotto, tra gli altri, “Crimini e misfatti” e “Matchpoint”.

Rispetto però a questi due successi, questo film si sfrangia nel finale, lasciandoci perplessi. Il tema è dostoevskiano, infatti Dostoevski è citato e la protagonista Emma Stone è pronta a dire che lo ha letto tutto: una ventenne americana di oggi! Ci sarebbe da commentare: congratulazioni! Ma Allen, che in passato avrebbe magari messo una battuta del genere, qui non ci pensa nemmeno ad alleggerire. Nelle tonalità fredde dell’immagine, nell’ambientazione quasi senza epoca (non si vedono cellulari, nessuno ha un tablet, sono anzi tutti abbigliati come negli anni ’70), il protagonista Joaquin Phoenix, bolso e panciuto, cupo, impotente, semialcolista, preda dell’istinto di morte, trova pace soltanto in un progetto omicida che dovrebbe ristabilire un equilibrio nell’umana ingiustizia e crudeltà. Ma pur essendo il suo un “delitto perfetto” (con echi da Delitto per delitto di Hitchcock), non resta impunito, e pagherà con la vita il tentativo di uccidere (come in Matchpoint) anche la sua innamorata.

Fin qui ci siamo, ma la fine non torna. Emma Stone che cammina sulla spiaggia dopo qualche tempo, ripensando a cosa è sfuggita, non quadra con il tema e i segnali del film. Perché forse quell’umana ingiustizia poteva investire anche e proprio lei che, come il professore, si fa strumento della giustizia, stavolta però umana e processuale (come stabilì l’Orestea greca con la creazione del tribunale). Ma i tribunali sono pieni di giudici avidi, spietati, cinici, pronti a decretare che una ragazza abbia potuto uccidere il suo prof in un impeto di gelosia, quando lui sta per andarsene all’estero con un’altra donna, e condannarla seguendo il famoso imperativo categorico kantiano, in mancanza di prove che il professore fosse un assassino.

pinguinoOggi ho consigliato a Libreriamo “Il gigante sepolto” di Kazuo Ishiguro, di cui ho parlato qualche post fa. Oltre a questo bellissimo romanzo per “i grandi”, ho proposto anche un libro prezioso, d’arte, che non può essere che di carta, e che vanta le stupende illustrazioni di Sonia Maria Luce Possentini, una delle artiste che preferisco e che ha un tocco inconfondibile.

Si tratta della riedizione (Corsiero, 2015) de “Il pinguino senza frac” di Silvio D’Arzo, un libro degli anni ’70, insomma un racconto “vintage”, ma sempre attuale, dal momento che si parla di un pinguino nato bianco, insomma, “senza frac” (che forse oggi i bambini non sanno granché bene cos’è, perché chi lo indossa più? Pazienza, controlleranno su Google). Il punto di forza sono senz’altro le immagini di Possentini, maestra degli sfumati, della morbidezza e luminosità delle matite. In più, questo libro è in formato specialaddormentatae, si apre a fisarmonica, si legge come un’unica striscia lunga metri. Impossibile da scaricare su un lettore.

Dal momento che è Natale e parliamo di una illustratrice di massimo talento, e parliamo anche di libri d’arte, insostituibili in formato cartaceo, perché non procurarsi allora anche la magnifica La bella nel bosco addormentato, versione della celebre fiaba, dello stesso editore d’arte, Corsiero? E per chi l’avesse perso, assolutamente da mettere sotto l’albero è il magnifico “Poesie di luce” di Sabina Giarratana (Motta Junior, 2014): luce dappertutto, come si addice al Natale.

 

Tanti mi chiedono consigli per gli acquisti natalizi, di libri intendo. Comincio con le letture da grandi, quel che ho letto o sto leggendo con piacere, quindi:

finderskeepersFinders Keepers di Stephen King (2015), tradotto in italiano con “Chi perde paga”. Il titolo sarebbe però: Chi trova, tiene. Perchè la storia parla di un tesoro trovato da un ragazzo sotto un albero, proprio come nei romanzi antichi, e questo tesoro non solo è fatto da dollari (gli USA non hanno mai avuto il cambio di valuta come da noi, dove una storia del genere sarebbe impossibile) e da un mucchio di Moleskine scritti fitto fitto. Soldi e blocchetti notes appartenevano a un anziano scrittore, derubato e ucciso oltre trent’anni fa da un suo fan in un assalto notturno in stile Arancia Meccanica. E’ un thriller? Un po’ thriller sì, ma non riesco a racchiudere King in generi definiti. Sono romanzi sociali, con richiami letterari, che non perdono tempo in esibizionismi letterari, ma hanno un forte intreccio e una capacità rara di rappresentare personaggi complessi e ambienti con realismo e crudezza.

harukiSecondo libro, di tutt’altra pasta: Murakami Haruki, La stana Biblioteca (Einaudi, 2015). Un centinaio di pagine o poco più, illustrate da Lorenzo Ceccotti, che raccontano una fiaba moderna. Un giovane chiede in prestito tre libri in biblioteca ed è chiuso in una segreta, con l’obbligo di impararli a memoria, altrimenti gli verrà divorato il cervello. E’ una storia non proprio edificante o rassicurante, ma molto chiara sull’importanza della lettura e della memoria di ciò che si legge. Quel che ci vuole, oggi, in cui i libri sembrano oggetti effimeri, con racconti che si dimenticano subito.