Film di Natale

irrational manIl film di Woody Allen “Irrational man” esce qui da noi sotto Natale, forse per rastrellare un po’ di pubblico sgomitando tra Star Wars e Pieraccioni & Co, i famosi sbancabotteghino italiano. Quello di Allen, ovviamente, non ha alcuno spirito natalizio, anzi. Non è una commedia carina, elegante e fantasiosa, un po’ baluginante com’erano le “cartoline” da mondo che ha girato anni addietro, invece si ricollega a un suo filone pessimista, che nella sua vasta filmografia ha prodotto, tra gli altri, “Crimini e misfatti” e “Matchpoint”.

Rispetto però a questi due successi, questo film si sfrangia nel finale, lasciandoci perplessi. Il tema è dostoevskiano, infatti Dostoevski è citato e la protagonista Emma Stone è pronta a dire che lo ha letto tutto: una ventenne americana di oggi! Ci sarebbe da commentare: congratulazioni! Ma Allen, che in passato avrebbe magari messo una battuta del genere, qui non ci pensa nemmeno ad alleggerire. Nelle tonalità fredde dell’immagine, nell’ambientazione quasi senza epoca (non si vedono cellulari, nessuno ha un tablet, sono anzi tutti abbigliati come negli anni ’70), il protagonista Joaquin Phoenix, bolso e panciuto, cupo, impotente, semialcolista, preda dell’istinto di morte, trova pace soltanto in un progetto omicida che dovrebbe ristabilire un equilibrio nell’umana ingiustizia e crudeltà. Ma pur essendo il suo un “delitto perfetto” (con echi da Delitto per delitto di Hitchcock), non resta impunito, e pagherà con la vita il tentativo di uccidere (come in Matchpoint) anche la sua innamorata.

Fin qui ci siamo, ma la fine non torna. Emma Stone che cammina sulla spiaggia dopo qualche tempo, ripensando a cosa è sfuggita, non quadra con il tema e i segnali del film. Perché forse quell’umana ingiustizia poteva investire anche e proprio lei che, come il professore, si fa strumento della giustizia, stavolta però umana e processuale (come stabilì l’Orestea greca con la creazione del tribunale). Ma i tribunali sono pieni di giudici avidi, spietati, cinici, pronti a decretare che una ragazza abbia potuto uccidere il suo prof in un impeto di gelosia, quando lui sta per andarsene all’estero con un’altra donna, e condannarla seguendo il famoso imperativo categorico kantiano, in mancanza di prove che il professore fosse un assassino.

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