Ac-Costa al Cinema: Allen, il regista di tutta la mia vita

1452098_635743198919369853_francesco_costa_299x389     Francesco Costa / AC-Costa al Cinema

 

irrational

IRRATIONAL MAN

Regia e sceneggiatura: Woody Allen; direttore della fotografia: Darius Kondji; scenografia: Carl Sprague; costumi: Suzy Benzinger; montaggio: Alisa Lepseiter; produzione: Letty Aronson, Stephen Tenenbaum e Edward Walson; durata: 95’; nazionalità: Usa. Interpreti: Joaquin Phoenix (Abe), Emma Stone (Jill), Parker Posey (Rita), Jamie Blackley (Roy), Robert Petkoff (Paul), Sophie von Haselberg (April), Susan Purfar (Carol).

Woody Allen compie 80 anni e sforna il 45° film: caso unico nella storia del cinema, il regista si dice totalmente sfiduciato sul senso della vita, ma evidentemente ne trova uno nel costruire storie con fervore compulsivo e tramutarle a tambur battente in film. Frequentavo l’università quando ho visto il suo primo lavoro e da ben 45 anni corro all’appuntamento annuale con un artista che ha accompagnato tutta la mia vita. Può stargli alla pari, in questo senso preciso, soltanto la saga di James Bond. Chi non capisce il valore di questa ritualità, si perde il meglio della vita. Chi si permette di sputarci sopra, è un imbecille. Quattro sono i filoni che innervano l’ispirazione alleniana:

1) le commedie spumeggianti che lo hanno reso celebre fin dagli inizi, farcite di mitraglianti battute, e declinate in vari modi: sul versante romantico si collocano gli intramontabili Io e Annie (1977) e Manhattan (1979), meno apprezzati sono stati altri esperimenti come il frivolo musical Tutti dicono I Love You (1996) che allinea le tre città più amate da Allen (NewYork, Parigi, Venezia) in un mood che, a mio avviso, restituisce echi del Viaggio in Italia (1816/17) di Goethe, ma nessuna eguaglia la cronometrica precisione dei dialoghi di Pallottole su Broadway (1994), per niente romantica e con tanta darkness nel fondo, e la sua originale miscela di spasso e ferocia.

2) le favole ottimistiche e gentili, ma pur sempre amarognole, che disintegrano le coordinate del mondo reale per spalancare le porte al fantastico: l’esempio più riuscito è Midnight in Paris (2011), premio Oscar alla sceneggiatura, ma ha fatto epoca anche La rosa purpurea del Cairo (1985) in cui l’interazione fra finzione e realtà si regge su un fragilissimo equilibrio.

3) I drammi foschi e crudeli sulla solitudine e sulla follia, i cui numi tutelari sono registi come Ingmar Bergman o drammaturghi come Tennessee Williams. Il primo fu Interiors (1978) che fece storcere la bocca ai deficienti che delegavano ad Allen soltanto il compito di farli ridere a crepapelle per il resto dei loro giorni, e le fulgide perle di questo filone sono Broadway Danny Rose (1984), storia di un uomo troppo buono per essere rispettato in questo mondo e Blue Jasmine (2013) che narra la discesa agli inferi di una narcisista che l’attuale crisi economica impoverisce con conseguenze funeste.

4) I noir, cupe vicende di delitti e di fatalità in cui sotto l’egida solenne di filosofi come Kant, Schopenhauer e Nietzsche (e di uno scrittore come Dostoevskji) si maneggia la tentazione di dannarsi l’anima con un atto estremo e crudele: il delitto perfetto. Capolavoro riconosciuto di questo filone, ispirato al mitico Un posto al sole (1951) con Elizabeth Taylor, è il torbido Match Point (2005) al quale si può accostare il meno clamoroso Sogni e delitti (2007) che ha avviato in certi sedicenti critici la moda ancora imperante di stroncare i film di Allen senza prendersi neanche la briga di analizzarli (forse perché non si è provvisti delle necessarie competenze).

Irrational Man appartiene a quest’ultimo filone: è un noir! Lesto e cattivo, narra dell’arrivo in un campus di un professore di filosofia, Abe, che si fa precedere dalla fama di sciupafemmine, ma è in realtà diventato impotente per depressione acuta e stravizi. Attira l’attenzione di due donne: la professoressa Rita e la studentessa Jill. Vagamente modellata su Madame Bovary, Rita ha un marito buono ma noioso, sogna un uomo che curi la sua infelicità e la porti a vivere in Europa. Jill ha la forza della giovinezza, è incline all’entusiasmo e capace di stilare analisi brillanti sul senso delle cose. Abe è troppo disperato per poter aiutare Rita o per soccombere alle giovanili attrattive di Jill, ma ritrova all’improvviso il gusto di vivere il giorno in cui, dopo aver sentito casualmente in un bar lo sfogo disperato di una donna alla quale un giudice perverso intende togliere la custodia dei figli, decide di assassinare l’uomo e commettere il delitto perfetto con la stessa dedizione che un artista riserva alla sua opera. Gli basta già progettare il crimine per sprizzare energia da tutti i pori, ritrovare ogni tipo di appetito, andare a letto sia con Rita che con Jill, ma il suo piano avvia un meccanismo dalle conseguenze imprevedibili che attira in un vortice sia la sua vita che quella delle due donne fino a una conclusione che non è certo quella da lui auspicata. Condotto con mano ferma e introdotto da due io narranti (Abe e Jill), il film si avvale di un trio di ottimi attori e vanta un commento musicale che, in apparenza più adatto a una commedia, ammanta il racconto di cinismo e, insieme a una fotografia calda e radiosa, crea una forma di conturbante straniamento che, divertimento a parte, pone lo spettatore di fronte a dilemmi e problematiche che scavano nel profondo: può l’esecuzione di un omicidio potenziare la gioia di vivere in chi lo commette? Quanto è rimasto nell’uomo moderno della ferinità dei suoi avi che, nella preistoria, dovevano battersi ogni giorno contro un mondo ostile per non morire? Il pubblico compensa gli sforzi del regista con un provvidenziale afflusso nelle sale, propiziando buoni incassi, mentre alcuni critici o pretesi tali, rimanendo sordi alla perizia del regista, lamentano che il film non strappa neanche una risata (come a dire che il mitico Psycho di Alfred Hitchcock è da stroncare perché la scena della doccia non fa ridere): chi non capisce niente di cinema, si astenga per favore dal parlarne.

Annunci
1 commento
  1. non ho visto il film, ma volevo solo aggiungere fra i film citati quello che secondo me è il capolavoro di Woody Allen: “amore e guerra”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: