la divina Cate

carol“Quando non può esserci niente di peggio, finisci le sigarette”, potrebbe diventare una delle frasi famose del cinema. A pronunciarla è, in Carol di Todd Haynes, una bellissima, statuaria, luminosa Cate Blanchett, l’attrice di oggi che ricorda le dive di un tempo, e sa ricreare anche quell’allure, la sensazione che da loro promani un fascino misterioso e soprannaturale. Le attrici che facevano da sole tutto il film, e sembrava che ai registi bastasse girargli intorno, come Rita Hayworth mentre si sfila il guanto in “Gilda”.

Cate somiglia a quelle donne, a Katarine Hepburn (non a caso interpretata in The Aviator), alla Hayworth, persino alla Garbo nelle inquadrature in primo piano dal basso in alto, con gli occhi che sfavillano e i capelli dorati. D’altronde, quest’attrice non sbaglia un film, un’interpretazione, e sa convincerci persino acconciata da Bob Dylan, il miglior Dylan mai rappresentato, nel film “Io non sono qui” (2007, sceneggiato proprio dallo stesso Todd Haynes).

Così, vale la pena vedere “Carol” anche solo per la prova di quest’attrice cui sta alla pari una magnifica, pensierosa, compresa Rooney Mara, che ricorda Audrey Hepburn. Ma a differenza del celebre Eva contro Eva di Mankievicz (1950), qui due donne non sono rivali, né si accapigliano per un lavoro o per un uomo. Si innamorano, si amano, affrontano a testa alta giudizi e vigliaccherie.

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6 commenti
  1. AleRandy ha detto:

    Questo film merita di essere visto solo per Cate, per il resto sono rimasto abbastanza deluso, non sono rimasto per niente coinvolto, nemmeno le scene “hard” sono così piccanti come dice la critica…a mio parere film sopravvalutato dalla critica.

    • Siamo d’accordo allora: come nel passato basta un’attrice di questo calibro per fare un film.

      • AleRandy ha detto:

        Assolutamente, però qui non basta solo lei purtroppo, dopo 30 minuti diventa pesante e piatto…prendiamo “Che fine ha fatto baby jane” il film in se non è così straordinario, ma la storia ti prende. Poi grazie a Bette Davis e Joan Crawford…che film diventa ancora più spettacolare!

  2. Altri registi, e altre storie. Benché qui ci sia un soggetto della Highsmith, una delle mie scrittrici preferite.

  3. Valeria Aird ha detto:

    La Highsmith ha scritto un romanzo a dir poco eccezionale. Come lo è il film. Sebbene rispetti le opinioni altrui, la diversità e la libertà di espressione, il film non lo si può definire: pesante e piatto. Se sei abituato a vedere cartoni animati allora il film diventa pesante e piatto.

    • Highsmith era una scrittrice unica e sono d’accordo, e anche il film mi è piaciuto, per la performance delle due attrici e per l’atmosfera, per la capacità di raccontare l’attrazione e l’amore senza volgarità, ma con erotismo. Rispetto le opinioni di chi invece lo trova “piatto”: cinema e letteratura hanno questa incredibile capacità di suscitare opinioni assai diverse soprattutto in opere e non in “prodotti commerciali” che arrivano a tutti i palati e devono avere un gusto banale e omogeneo.

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