Notturno cileno

bolanoNotturno cileno di Roberto Bolano è appena stato pubblicato da Adelphi. In realtà è uscito nel 2000 in Spagna (Bolano, cileno, viveva a Barcellona dove è morto nel 2003 a cinquant’anni). Si tratta di un racconto lungo, poco più di 120 pagine scritte fittissime, senza un capoverso, quasi per non dare tregua al lettore che si troverà avvinto nel monologo di un uomo che sta per morire e fa i conti con la sua vita.

Si tratta di un prete, con la grande passione per la letteratura, al punto da diventare critico letterario e far parte di una cerchia di intellettuali e artisti cileni pre-golpe e poi anche durante la dittatura di Pinochet. Padre Sebastien non si interessa di politica, e non vuole sapere niente della tragedia che si sta consumando. Addirittura è ingaggiato dalla giunta golpista per tenere lezioni sul marxismo, perché Pinochet e i suoi generali vogliono capire, sapere di cosa si tratta. Nella grande villa dove il prete si reca spesso a parlare di letteratura, si celano segrete con prigionieri torturati, e soltanto in seguito il prete saprà che il proprietario era un agente della DINA, che per assecondare la moglie scrittrice teneva feste con letterati.

Bolano sembra dirci che non è esattamente la cultura a impedire il peggio, a migliorare le persone. Né che sia solo la paura a paralizzare le persone. “Io non avevo paura.” dice il prete ignaro di tutto. “Io avrei potuto dire qualcosa, ma non avevo visto nulla, non avevo saputo nulla, finché era troppo tardi.”

Ecco, la prossima settimana in cui si celebra la Giornata della Memoria che riguarda la Shoah, si potrebbe domandarsi come sia possibile che non si sappia nulla, che non si voglia sapere nulla anche se abbiamo gli strumenti per conoscere, informarsi, sapere, anche se siamo colti, letterati, se abbiamo la capacità di pensare e scegliere, ma l’opportunismo, la vanità, la meschinità, calano un velo pesante tra noi e la realtà.

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