in bilico sul filo

walkDispiace sempre ammettere che un film (o un romanzo o uno spettacolo o un concerto) è ben fatto, dal buon ritmo, accurato, persino bello, ma… L’avverbio avversativo sembra maligno, sempre pronto a uscire da chi è maldisposto o incontentabile.

E’ il problema dell’arte, di qualsiasi arte, anche della più commerciale. Chi vi si cimenta, si sa, cammina su un cavo teso in bilico tra banalità e sublime, e se non è, oltre che molto preparato, sincero e convinto, rischia non solo di cadere, ma di offrire una performance tecnica senza anima, senza forza.

petitLo penso dopo aver visto il film (impeccabile, che altro potremmo aspettarci da Zemeckis e dai suoi effetti speciali?) The walk, che non ha camminato molto nelle sale, né nel cuore delle persone. Forse pensato come un capolavoro, diventa un film che incoraggia a ricordare (e andare a vedersi la bio e le foto) chi era il funambolo Philippe Petit, che davvero camminò su un cavo sospeso (illegalmente) tra le due torri gemelle nel 1974. Sì, grandi panoramiche dall’alto e carrellate velocissime, bellissime prospettive, ma sapendo che è tutto ricostruito, che c’è il trucco, non ci si emoziona, si resta anche noi sospesi a metà del cavo, tra entusiasmo e delusione.

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