brucia

Da ieri non leggo altro che indignazione sull’indifferenza delle persone che, passando vicino a un’auto in fiamme non si fermano e, ancor peggio, assistendo a una lite non intervengono, magari salvando la vita alla poveretta che è stata uccisa nell’ennesimo modo brutale.

Colpa della gente, naturalmente. Colpa della “società” diventata insensibile.

Ma quella gente è martellata ogni santo giorno da messaggi terroristici per cui ci sono intorno a noi mostri, assassini, criminali senza scrupoli, esseri pronti a tutti. Così se anche umanamente ti venisse voglia di intervenire, sei frenato dalla paura di fare una brutta fine, perché i due litiganti potrebbero essere come quei delinquenti dei film italiani, quelli che massacrano e danno fuoco al nemico, appunto.

Da ieri sento dire ai politici e a molte persone: bisogna chiamare il 113! Eh, certo, il 113!

Allora ecco qua una storia vera: un ragazzo sente urla provenire da un’auto, si affaccia al terrazzo, si accorge che nella macchina parcheggiata lì sotto qualcuno sta menando qualcun altro che dalle grida sembrerebbe un bambino. Così chiama il 113. Il quale risponde che arriverà il prima possibile una pattuglia. Passano i minuti, non arriva nessuno, il ragazzo richiama. Si sa, c’è traffico, c’è confusione… Alla fine il ragazzo non ne può più di aspettare e ascoltare le grida del bambino, così si fa coraggio e scende in strada, spalanca la portiera e trova un papà che picchia e insulta un bambino di una decina di anni. Il ragazzo rimprovera l’uomo, difende il bambino, e l’uomo non reagisce, anzi, si scusa moltissimo, così il ragazzo può ricordargli che esistono leggi che tutelano i minori. Dal momento che nessuna pattuglia si è ancora presentata, il ragazzo fa le veci del poliziotto.

Ma sapete perché l’uomo si è scusato? Perché era cinese.

La pattuglia non è mai arrivata, il ragazzo è rientrato a casa e ha chiamato il 113 per dire di lasciar perdere.

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