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Archivio mensile:ottobre 2016

Il 27 ottobre incontro gli studenti che stanno lavorando al progetto “la pagina che non c’è”. Questo è il blog guidato dalla loro insegnante, Graziamaria Di Giorgio. Per ora, contatto social, presto faccia a faccia!

scrivoimparo

Avremo a scuola Paola Zannoner tra pochi giorni. Ecco alcuni approfondimenti per conoscerla meglio.

Lo scrittore vive in mezzo alla gente,
nel mondo, come un pesce nel mare,
sfatando così quel curioso clichè che
vede il romanziere rinchiuso in un
recesso lontano e irraggiungibile dove
inventa le sue storie. Ma le storie e i
personaggi sono nel mondo, pronti a

farsi catturare. Quasi tutti gli scrittori
concordano nel dire che è
dall’esistenza comune e
dall’osservazione di quanto accade
intorno a noi che nascono
“le
idee”.

Paola Zannoner

 https://paolazannoner.wordpress.com/

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frantzMa che bel film questo di Francois Ozon, “Frantz”! Melanconico, nel bianco e nero  lattiginoso che esprime così bene lo stato d’animo dello sperdimento, del dolore, della mancanza di calore, che si accende nei momenti spensierati di colori caldi, perché la vita, sotto la tragedia, pulsa sempre, ed è pronta ad affiorare con l’intensità del piacere della primavera, di sentire il fruscio delle foglie, il fresco dell’acqua sulla pelle, l’indispensabile sguardo appassionato dell’altro e il suo tocco, per tornare, appunto, vivi.

Un’attrice di bellezza morbida, Paula Beer, si assume magistralmente il ruolo di Anna nel suo percorso di conoscenza e di perdono del nemico, cambiando la prospettiva della guerra e dell’omicidio. Il film perciò non racconta quella storia che abbiamo tanto visto, di chi ha ucciso e cerca espiazione, ma il punto di vista di chi è rimasto a casa, e soffre la mancanza di un amore mai sviluppato, vedendo il mondo intorno pronto a nutrirsi di vendetta e a prepararsi per la resa dei conti. E’ un film che senza ideologia o moralismo ci offre la potenza della pace che nasce dall’accoglienza gentile (femminile), dal ricucire i rapporti anche usando la menzogna (come dire che la pace ha bisogno della strategia umana a inventare e restituire senso)

“Mi piace molto riprendere i tragitti percorsi, è un modo concreto di materializzare l’idea del movimento dei personaggi e di mettere il film e i protagonisti in un luogo geografico.” Dice il regista. Così è centrale il peregrinare di Anna nei dintorni del suo paese, e poi nel suo lungo viaggio fino a Parigi, e ancora verso il paese del soldato che ha ucciso il suo promesso sposo. Un peregrinare che è un po’ formazione, un po’ guarigione, senza offrirci la semplificazione di un amore “sostitutivo”, ma la certezza che la vita è pronta davvero a squarciare il grigiore e illuminare chi è giovane e deve fiorire.

cafe societyMagari sarà la nostalgia di un tempo dorato e mai vissuto, che ha creato il più bel cinema del mondo, ma a me Café Society di Woody Allen è piaciuto moltissimo.

Intanto, il film comincia con il piano sequenza nella splendida villa hollywoodiana bagnata di luce azzurra e ti viene da riempirti i polmoni perché ecco davvero il cinema di grande respiro e di intensa luminosità. E’ cioè il cinema dal movimento di macchina svelto e morbido, dalle inquadrature studiate, la fotografia impeccabile, che addirittura colora ogni personaggio di un tono particolare, come una propria caratteristica, come nei film di Leone ogni figura aveva un suo suono. E’ il cinema dalla sceneggiatura perfetta, scritta dal “commediografo sadico” (una delle battute che subito diventano cult del film: “la vita è scritta da un sadico che fa il commediografo”).

Il film perciò ha un ritmo intenso, jazz, con la musica che accompagna soprattutto le scene criminali, dove si uccide e si seppelliscono i cadaveri nel cemento, ma anziché inorridirsi, si ride, ed ecco il rovesciamento comico: i favolosi anni ’30 del grande cinema e del jazz sono quelli dei gangster di ogni risma, di ogni estrazione, di gelida spietatezza. L’altra faccia del lusso è sempre il crimine, anche se le belle anime tendono a non vederlo o a fingere di non capire, pur sfruttandolo quando viene comodo.

Sarà pure “il solito” Allen, per un pubblico agé (ma conosco almeno un paio di ragazzine che hanno amato il film), ma grazie a quel “solito” abilissimo commediografo, si va al cinema con immenso piacere.

Mi vien da dire “ci risiamo”: con lo scatenarsi in rete dell’identità di Elena Ferrante si ripete il solito copione. Non si tollera, in Italia, che una scrittrice abbia successo, venda libri e sia addirittura conosciuta se non acclamata all’estero. Esagerata? La faccio breve:

Susanna Tamaro fu sbeffeggiata dalla critica per aver venduto milioni di copie del suo “va’ dove ti porta il cuore”. Non è successo a nessuno dei suoi colleghi maschi. Invece un vero accanimento soffrì Elsa Morante, la più grande scrittrice del Novecento italiano, che osò vendere quasi 200.000 copie con La Storia, un romanzo giudicato perentoriamente “qualunquista”.

Oggi Elena Ferrante, che qualcuno sottovoce osa definire “scrittrice da portinaie”, deve pur pagare pegno. Si dice che è ormai personaggio pubblico e che guadagna moltissimo, come fossero utili giustificazioni. Ma perché non lo dite chiaro e tondo che non si può vedere una donna convincere eserciti di lettori con storie oltretutto complesse e non idiozie? Perché Fabio Volo nessuno lo ha mai messo in croce, e nemmeno altri scrittori ragazzetti tristi, che hanno indovinato un libro e basta, e si atteggiano a filosofi dell’esistenza.