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Archivio mensile:gennaio 2017

maldifiume“Ho smania di conoscere e di viaggiare”, scrive Simona Baldanzi in questo piccolo gioiello letterario, un percorso lungo il fiume Arno che è viaggio personale, nei luoghi familiari, vicini, tra la propria gente, eppure è anche un’esplorazione di altrove, di un’umanità che l’autrice ascolta con stupore e curiosità, è un tentativo di cogliere le trasformazioni e di comprenderle, proprio dietro casa, dove pensi di sapere tutto, di avere chiara la situazione.

Maldifiume, pubblicato con Ediciclo, una casa editrice che ha fatto del viaggiare in bicicletta e a piedi il suo tema portante, è un racconto che ci propone certo di percorrere l’Arno dalla sorgente alla foce, ma è soprattutto una narrazione che sa miscelare storia, richiami letterari, suggestioni antiche, riflessioni contemporanee, che ci conduce tra persone che vivono accanto al fiume in mestieri nuovi, ci ricorda le “pietre miliari” del corso d’acqua toscano, che ha distrutto ponti e città nei secoli, e soprattutto sa descrivere un ambiente naturale, semplice e vivo, tra foreste secolari del Casentino e paesi, tra frange di periferie e orti, dune, reti da pesca.

“Camminare lungo il fiume fa bene” dice Simona, non solo alle gambe e al fiato, ma alla conoscenza, all’ascolto, al cambiamento. “Vai e pensi più disteso, come l’acqua.”

lehmanSi dice Lehman e a qualcuno si accende la lampadina: Lehman Brothers, quelli del crac finanziario del 2008? Yes, proprio loro.

Il regista, drammaturgo e scrittore Stefano Massini è riuscito nell’intento titanico di raccontare l’ascesa di una casata americana, dall’800 ai giorni nostri ovverosia dai tre fratelli ebrei tedeschi emigrati in USA “per fare soldi” e che dalla vendita di stoffe in Alabama a poco a poco creano un impero distributivo, bancario e finanziario. Ma il titanismo non sta tanto nella ricostruzione di una saga familiare, quanto nella narrazione scelta dall’autore: una lunghissima ballata o un poema, con richiami ai salmi, con refrain, e dialoghi già pronti per la rappresentazione scenica, un’opera che ha un ritmo sostenuto e che sciorina vita e affari, e discendenze, all’inseguimento sempre di un maggiore profitto, per il controllo del mondo. Non si arriva al famigerato crac, ma poco prima.

Qualcosa sui Lehman (Einaudi) è una lettura frastagliata eppure in grado di coinvolgere, e soprattutto ricordarci come e dove sono nate certe incommensurabili fortune: da immigrati in un paese in espansione, lungo secoli che hanno visto guerre e devastazioni, sia interne che mondiali, facendo leva sulla capacità di capire il mercato, sull’unità e la forza familiare, sulla razionalità anche nelle scelte amorose, sulla forza identitaria e sulla determinazione a costruire un grande impero che non ha più bisogno di eserciti, ma commercianti di denaro.

sullyL’impresa spettacolare del comandante Sullenberger, il 15 gennaio 2009, quando riuscì a far posare l’aereo che comandava sull’Hudson, è rimasta pressoché epica. Perciò il film di Clint Eastwood, Sully, può ben focalizzarsi sul tema dell’eroe, su chi sia e come agisca, in quali condizioni, spinto da quali motivi.

Il film conta sull’interpretazione perfetta di Tom Hanks, l’uomo “qualsiasi”, che fa il suo lavoro e che nel suo lavoro trova la forza e l’esperienza per agire non d’impulso, ma di sapienza: in pochi secondi è molto chiaro a un pilota che ha quarant’anni di esperienza, e una grande abilità nell’atterraggio, che se segue il protocollo e le indicazioni della torre di controllo, rischierà di far cadere l’aereo. Così decide una manovra mai sperimentata, l’ammaraggio sul fiume, e in quell’operazione salva tutti i passeggeri, oltre che se stesso e l’equipaggio.

Moltissimi ricorderanno l’episodio che fece il giro del mondo perché dopo la tragedia degli aerei che infilzarono le torri di NY, un aereo planò sull’acqua e in poco più di venti minuti vennero tutti salvati dai mezzi di soccorso accorsi con prontezza fulminante. Nessuno invece sa che il comandante fu comunque processato, perché si adombrava un suo gesto esagerato, fuori dalle procedure “standard”. Ecco perché Eastwood intitola il film “Sully”, diminutivo affettuoso di Sullenberger, ma anche voce del verbo “macchiare”. Difficile però infangare il pilota che sa in quanto (poco) tempo di prendono decisioni in condizioni impreviste. Allora ecco qua l’eroe: chi agisce con tempismo, con capacità, coraggio e freddezza, non soltanto per sé ma per tutti, e che tira un sospiro di sollievo soltanto quando sa che non manca nessuno all’appello: 155 passeggeri su 155.

Anche lo spettatore, che pure sa la storia, tira un sospiro di sollievo solo alla fine. Pare che sia anche grazie all’innovativa tecnologia IMAX che fa provare una esperienza molto realistica. Trucchi di un giovane cineasta ultraottantenne.