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Archivio mensile:giugno 2018

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Promuovere la lettura è proprio un’impresa difficilissima, se anche una delle più importanti esperte di comunicazione, Annamaria Testa, dichiara al pubblico attento di Ragusa, una settimana fa, che il gesto più efficace per incuriosire i più giovani è la lettura ad alta voce.

E niente. Speravo che chi si presenta come una persona il cui lavoro è “suscitare desideri” fornisse magari qualche proposta in più, qualche strategia d’immagine e di comportamento.

Per esempio: Tullio De Mauro, tanti anni fa, consigliava ai prof di entrare in classe con un libro in mano, poggiarlo sulla cattedra, dire ai ragazzi che era il libro che stava leggendo e che si portava sempre dietro…

Per esempio trovare testimonial della lettura tra i beniamini dei giovani, sportivi o attori o performer… E magari fotografarli mentre leggono dietro le quinte o in viaggio o al bar…

Per esempio inventarsi qualche programma televisivo decente, che non sia una passerella di scrittori pieni di sé, ma che punti su interviste in “pillole” e booktrailer, magari realizzati dai ragazzi che, vi posso assicurare, sono formidabili.

Per esempio far leva sui luoghi del leggere, le nostre bellissime biblioteche e le librerie con i caffé e i tavolini, mostrandoli pieni di gente che si incontra e si scambia consigli.

Insomma: suscitatori di desideri, inventatevi qualcosa! Leggere ad alta voce è bello e utilissimo e individuale. Voi potete fare di più.

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  • corriasAi Festival è bello andare ad ascoltare chi sa più di te. Intanto perché è giornalista e non romanziere, e quando va in viaggio spesso lo fa per motivi di una certa gravità, e magari non costruisce storie un po’ ingannevoli come noi che ci misuriamo con la finzione letteraria e cerchiamo bellezza e speranza, perché magari i nostri lettori sono molto giovani.

Ascoltare Pino Corrias è perciò una buona, utile scossa nella visione della contemporaneità, come utile alla riflessione è la lettura del suo ultimo libro, Nostra incantevole Italia (chiare lettere, 2018), un viaggio sia topografico che storico nel mio paese “del doppio Stato, delle doppie verità, della doppia velocità di crescita tra Nord e Sud, ammalato di quattro mafie”.

A tratti mi pare di leggere il buon vecchio Giorgio Bocca, il grande dolente testimone di un Italia corrotta, divisa, comandata dalla Mafia. Non più attraversata dal terrorismo nero e rosso, ma stessa Italia di politica rapinosa, di sfruttamento, e delitti spaventosi nelle piccole e belle province tranquille.

In più, paese di finta accoglienza e di molti affari anche e soprattutto con gli immigrati, capro espiatorio di tutti i mali, in realtà il grande business degli ultimi anni, un affare che “ rende più della droga” e che Corrias ci ricorda con precisi atti di accusa: “ci campano i proprietari delle piantagioni di pomodori, meloni, arance… ci campano i caporali…ci campano i malavitosi… le mafie di ogni città… ci campa l’immensa rete economica nata sotto la buona stella della solidarietà…ci campiamo tutti noi italiani per bene e di buon cuore che abbiamo badanti, manovali, pulitori…” ovviamente sottopagati, esentasse e anche intimiditi, dunque senza diritti nè possibilità di protesta.

È bello ascoltare un grande giornalista e il suo rigore, privo di qualsiasi compiacenza con il pubblico che oggi vuole sentire slogan retorici e magari un’autoassoluzione sulla presunta “bontà” e “generosità” italica.

Certo, ve lo dico: viene male, perché sembra impossibile un miglioramento sociale, e lo scrivo mentre sono in viaggio e vedo le montagne di spazzatura lungo le strade, le bruttissime costruzioni accanto alla più grande e antica bellezza del mondo, la malvagità e l’indifferenza con cui è sfregiato un ambiente di stupefacente generosità.