Vivere in mezzo ai ghiacci

Un romanzo come questo di Bérengère Cournut ci trasporta davvero in un altro mondo, dove raffigurarci un’esistenza umana indubbiamente più naturale, ancestrale e selvaggia, un po’ come ci succedeva leggendo Il richiamo della foresta di Jack London, che scriveva quasi un secolo fa.

A chi è destinato un romanzo come questo, suggestivo e poetico, un romanzo di formazione e d’avventura, ambientato in Groelandia presso il popolo degli Inuit? A chi ama leggere, ma anche ai giovani lettori, forse convinti che certe popolazioni non esistano più e che nel mondo tutti seguano un unico modello socio culturale. Narrata in prima persona, con l’intercalare di bellissimi canti inuit, la storia è quella di una ragazzina che si trova a sopravvivere, separata di colpo dalla famiglia per il distacco di una lastra di ghiaccio, e che saprà cavarsela grazie a doti di cacciatrice che la equiparano agli uomini.

Una volta c’era anche l’antropologia a raccontarci chi siamo e questo libro riesce a restituirci il fascino dello studio dell’umano in contesti differenti, con usi e credenze antiche, senza che diventino materiale per thriller. Ogni tanto uscire dal circuito angloamericano a favore della letteratura francese è una buona boccata d’ossigeno e di originalità.

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