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Arte moderna

Per i tanti amici che hanno intenzione di passare qualche giorno a Firenze, consiglio una visita al nuovo Museo del Novecento in piazza Santa Maria Novella, proprio di fronte alla magnifica chiesa disegnata da Leon Battista Alberti, nell’ex convento delle Leopoldine.

leopoldineE’ una di quelle architetture rinascimentali di tale armonia e bellezza, con il tipico bianco e grigio fiorentino, che contribuiscono a dare serenità e piacere a chi le abita, anche per poco tempo, per esempio quello della visita ai tre piani che offrono una testimonianza dell’arte dello scorso secolo in una città che ha sempre rischiato di restare impietrita ad ammirare il sontuoso passato e che pure molti artisti hanno cercato di sfidare, seguendo il suggerimento di critici del calibro di Carlo Ludovico Ragghianti, che esortava a non subire il “cabotaggio archeologico” del passato. Operazione difficilissima, perché Firenze non è Milano, più disinvolta e proiettata sulla modernità, ma è cittadina conservatrice, e dunque lo sforzo di artisti, architetti, designer e illustratori è quasi stato ignorato.

Certo, il Museo rammenta l’importanza editoriale e letteraria di una città che fu, per quasi tutto il Novecento, luogo di riviste letterarie e artistiche (per non dire degli editori oggi quasi del tutto scomparsi) e dunque potenziale piazza della discussione artistica, se non che il facile e più lucroso turismo di massa ha spazzato via ogni altra vocazione che non sia quella di spremere fragilissimi musei e un centro storico trasformato in una specie di Disneyland dove soprattutto si mangiano gelati panini e pizze.

Così, è commuovente aggirarsi in un Museo nuovo di zecca, progettato e realizzato da giovani fiorentini competenti, preparati e appassionati (la curatrice è Valentina Gensini), che alla città di consumo e molto consumata hanno saputo offrire una traccia concreta di cura, conservazione e valorizzazione, dinamica visione della modernità.

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pompidouCos’è questa cosa che chiamiamo arte contemporanea? Uno si aggira per il Museo del Centro Pompidou di Parigi intristendosi. Quell’uno sono io che da ragazza trovavo tanto interessante e stimolante l’arte del momento, e che oggi vorrei scappare e basta dopo essermi aggirata in sale con opere che sembrano più l’ingrandimento di certi esperimenti d’illusione ottica, più divertenti se si vanno a vedere alla non molto lontana Villette, il Museo della Scienza, e altre opere che francamente sembrano quei lavori delle scuole, con il cartone e lo scotch a vista, e posso garantire che nelle scuole medie e elementari si fa molto meglio, se non altro la visione è più solare.

banksyFuori, per le strade, mi sembra ci sia più arte contemporanea che non dentro musei che sono nati piuttosto per la conservazione di quanto è già storicamente determinato. Per le strade, ci sono fontane e sculture, graffiti anche immensi come questo di Banksy, ci sono store ricavati in fabbriche, ci sono persone abbigliate in modi originali, uomini con gonne lunghe, ragazze in vestiti da monaci giapponesi e pettinature rasta, c’è il design di accessori per la casa o di borsette da donna, ci sono i giovani turisti giapponesi o coreani, ragazzi con grandi camere che filmano mentre camminano, mostrando la stolidità e l’ossessione dell’immagine e della registrazione di un’esperienza.

le balconSi dirà che è un modo di pensare vecchio, di chi, cioè la sottoscritta, andando al Museo d’Orsay s’incanta davanti all’eterno Manet, questo “Le balcon” più ancora del famosissimo Dejeuner sur l’herbe, con quei personaggi pensosi, eterei nella loro voluminosa gravità. Si sa che quest’arte ottocentesca così luminosa piace a tutti, ma è quel “si sa” discutibile: quest’arte colpisce ancora, storicizzata certo, non solo per l’immediatezza della rappresentazione, ma per l’espressione luminosa dell’essere, per il piacere dell’armonia che sembra un regno perduto nelle ossessioni odierne di artisti declamati tali da un gruppo di critici e curatori di musei dai quali si esce snervati. Ti domandi perché la gente (ed è gente motivata, preparata, non il turista di massa che va alla torre Eiffel per tre ore di coda disneyana) debba arrivare a dire che non s’intende, non ne capisce, e debba magari studiare un pamphlet prima di arrivare al nocciolo della questione sollevata da qualcuno che ha fatto una sala di labirinti arancioni tutti uguali.

effieVolete una bella storia romantica? Ottocentesca, vittoriana, di quelle che diventano sontuosi film? Allora vi consiglio “Effie” di Suzanne Fagence Cooper (Duckworth Overlook, 2010, in italiano pubblicato da Neri Pozza con la splendida copertina che vedete), studiosa e curatrice d’arte, che ha ricostruito in questo romanzo la vita prima infelice e poi felicissima di Effie Gray, assolutamente non parente di Christian Gray, per quanto, anche qui, possiamo rintracciare alcune sfumature di grigio piombo soprattutto nel primo marito dell’affascinante signora scozzese, e cioè John Ruskin, famoso critico e studioso d’arte ottocentesco, che scoprì e lanciò il gruppo artistico dei Pre-Raffaelliti. Scoperta che minò il suo matrimonio, perché il secondo marito di Effie fu appunto il giovane, bello, talentuoso Everett Millais, esponente di spicco di quella corrente, più giovane della signora e soprattutto in grado di renderla felice e madre di famiglia.

Perché appunto il geniale e incensato Ruskin non ebbe mai alcuna relazione con la moglie, sposata giovanissima, ma subito presa a noia. Eppure la povera Effie ce la mise tutta per farlo contento, viaggiava con lui, intesseva rapporti in società dove poi lui era accolto, era come si voleva all’epoca assai devota, ma fu anche assai accorta ad ottenere il divorzio in epoca che non perdonava le donne che chiedevano la separazione, neanche per la giusta causa di un matrimonio in bianco. D’altronde Ruskin era attratto dalle fanciulle, era succube di genitori soffocanti, e poco propenso a farsi una famiglia, che lo avrebbe intralciato nella sua opera di ricercatore e studioso.

Invece, il pittore non si fece tutti questi scrupoli. Dipinse e amò, ma forse aveva in più un grano di genialità e parecchie colorate sfumature di passione.