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Biblioteca

Letterina di Capodanno per l’anno nuovo.

biblioragazziCaro anno nuovo, abito in una strana nazione, divisa in due: da una parte ci sono biblioteche pubbliche spesso bellissime e ben fornite, dall’altra invece non c’è quasi niente. Non è strano, anno nuovo, che in uno stesso paese certi cittadini possano andare in una biblioteca, utilizzare liberamente servizi culturali (Internet, prestiti di libri o dischi o film, prendere un caffè, partecipare a un incontro, ascoltare un concerto) e altri sfortunatissimi cittadini invece non possono che sognare una biblioteca moderna, con ristorante e divani come ce ne sono nelle province lombarde o emiliane o toscane o marchigiane?

renziAnno nuovo, spero che avendo un giorno in più tu possa dedicarlo alla realizzazione di nuove biblioteche. Te lo dico non da Gufo ma da Civetta, e lo dico proprio perché c’è un presidente che per Natale va in libreria a comprare libri in regalo e che quand’era sindaco amava inaugurare biblioteche. Attento anno nuovo, ti diranno che le biblioteche le realizzano gli enti locali, cioè i comuni e le regioni. Ma ti non farti confondere: esiste anche una Costituzione che garantisce pari opportunità culturali a tutti i cittadini sul suolo nazionale. Forse un governo centrale serve anche a questo, a chiedere, pretendere, insistere perché ogni città grande o piccola abbia la sua biblioteca. Nel frattempo potrebbe anche decretare (con ovvie risorse) che ogni scuola si organizzi e per esempio riapra le proprie biblioteche, le aggiorni, e se non ci sono le realizzi, riportando in ruolo l’espropriato insegnante-bibliotecario.

(nella prima foto, la biblioteca realizzata nell’Istituto Comprensivo di Grumo Appula dalla creatività e dall’impegno di una professoressa-bibliotecaria e scrittrice, Anna Baccelliere)

leggoTra una decina di giorni (23 aprile) si celebrerà la “giornata del libro” con alla mano i dati catastrofici della lettura in Italia, franata spaventosamente nell’ultimo anno (sembra che siano svaniti ottocentomila lettori, una rotta pari a Caporetto). Che c’è da celebrare, allora? La memoria di quando si leggeva?

Alcuni articoli, come quello molto bello di Nicola Lagioia su Internazionale parlano però di “altra Italia”, dove ci sono i librai intrepidi, gli scrittori dediti al volontariato, gli insegnanti coraggiosi e i tanti che cercano di puntellare la rovinosa caduta. Devo però dirvi, dal mio piccolissimo osservatorio, che questi bravissimi e coraggiosi promotori del leggere, che comprendono in primis i bibliotecari, ci sono da almeno vent’anni e da vent’anni gridano nel deserto che i lettori stanno scomparendo. Sono vent’anni infatti che viaggio per l’Italia, nelle scuole, biblioteche e librerie, facendo un lavoro faticosissimo insieme a insegnanti e operatori testardi come me e sostanzialmente poco o nulla considerati, anzi, demoralizzati.

I segnali della caduta c’erano da un bel po’, perché la pedagogia della lettura si fa a scuola e se alla scuola si toglie tutto, compreso il piacere di insegnare, allora ci si domanda da dove e come dovrebbero spuntare nuovi e motivatissimi lettori, lettori di letteratura e non semplici consumatori di ricettari o barzellettari o effimeri successi anglo-americani. Già da alcuni anni amici insegnanti mi confessavano che non possono permettersi di comprare libri, e mantenersi informati. Certo, esiste la biblioteca, ma già che c’eravamo, abbiamo tagliato un po’ anche lì e i bibliotecari devono con fatica mantenere le collezioni aggiornate. Inoltre: la biblioteca è un presidio e sostiene l’informazione e la formazione anche dei docenti, ma che un insegnante non possa comprarsi almeno un libro alla settimana non è soltanto triste e causato dalla crisi economica, è pura follia: senza bravi professori non si semina e non si raccoglie nulla, figurarsi la lettura.

Fino a tutti gli anni ’90, si citava a tutta manetta Pennac, che consigliava appunto di condividere la passione della lettura a scuola. Si è prudentemente smesso, e poi è passato di moda. In fondo, si dice, anche l’industria musicale è defunta e pure il cinema italiano. Consoliamoci: noi italiani siamo chef, anzi masterchef, facciamo l’Expo sul cibo e anche quando ci troviamo tra di noi, a cena, parliamo di mangiare, qualcosa che incredibilmente non ci annoia, non ci affatica, non ci delude mai.

patriziaIeri sera, la bibliotecaria Patrizia (Biblioteca di Scandicci) che qui vedete in foto, ha fatto una piccola festa per salutare gli amici. Dai prossimi giorni infatti andrà in pensione, dopo averci regalato una presenza dolce, simpatica, materna, allegra, caratterizzata da uno splendido sorriso che tutt’ora la contraddistingue. Una bambina che sognava di fare la bibliotecaria e lo ha fatto con gioia e creatività.

Patrizia ha interpretato perfettamente un ruolo di bibliotecaria dedicata ai giovani, ai bambini e ai ragazzi, aggiornandosi e cercando di conquistarne quanti più poteva alla lettura. Un compito che una minoranza di operatori, insegnanti e bibliotecari, continuano a perseguire, benché tutto il resto degli italiani si sia arreso, fatuamente illudendosi che le nuove tecnologie e il digitale sostituiranno gli odiati testi, i libri, che costringono a fare un piccolo sforzo, a pensare. Così, oltre al paese più ignorante e analfabeta d’Europa, presto saremo anche il paese più arretrato nell’uso di prodotti digitali che bisogna pur leggere.

Patrizia ha lavorato in decenni (dalla fine degli anni 70 a oggi) in cui la biblioteca ha compiuto un grandissimo cambiamento: da luogo chiuso, spesso buio e polveroso, a spazio aperto, bello, vissuto, amato dai cittadini piccoli e grandi, promotore di incontri, progetti cittadini, idee, formazione, cultura. Per buona parte del territorio italiano, le biblioteche quello sforzo di mutare corpo lo hanno fatto, soprattutto grazie all’anima di chi con molta passione vi lavora.

Si frana da tutte le parti. Invece di continuare a frignare e poi scordare, sarà meglio rinforzare quei beni solidi che ancora ci sono: le biblioteche, le scuole. I cittadini onesti, migliori non s’inventano, si formano.

 

montanariA leggere “Le pietre e il popolo” di Tomaso Montanari (Minimum Fax) vengono i brividi. Venezia, Napoli, Firenze, Roma: le nostre bellissime e vetuste città, venerate per secoli, sembrano oggi più a rischio che non sotto i bombardamenti tedeschi dell’ultima guerra o minacciate dai terremoti. A causa di amministrazioni rapaci, piegate sl servilismo del marketing e dei nuovi potentati (che sono stilisti o miliardari ignoranti con lo sfizio di giocare a golf in una biblioteca nazionale o di cenare sul Ponte Vecchio), le secolari pietre rischiano di sgretolarsi, le città di svuotarsi di abitanti per trasformarsi in outlet di lusso, mentre i cittadini che con le loro tasse pagano Soprintendenze, Biblioteche, personale e accademie, sono deportati nelle periferie a prendere in tivù l’esempio del divertimento, cioè la fatuità e l’ignoranza.

Certe cose è meglio leggerle perché ce le dimentichiamo: sono passati anni dal terremoto e l’Aquila è ancora lì da ricostruire; di fronte a Venezia il delirante sarto Pierre Cardin vuole porre una torre, a Marghera, forse emulando una delle famigerate sette meraviglie del mondo antico che era il faro di Alessandria; a Firenze la cantante rock paga una somma consistente per visitare gli Uffizi da sola, accompagnata dalla Soprintendente in persona, come neanche un papa (papa Francesco di sicuro no); a Napoli la biblioteca dei Girolamini viene depredata dal direttore che contrabbanda tomi antichi. Sembra di leggere pagine delle invasioni barbariche, invece siamo noi, oggi.

Per fortuna, c’è chi si oppone, chi denuncia, chi vigila. Non gli amministratori, che parlano tutti di “sfruttamento” e ormai sono obnubilati dal concetto di profitto. Ma persone che hanno senso dello stato, competenza, serietà. Dunque ci si commuove a leggere dei due bibliotecari della Girolamini, Maria Rosaria e Piergianni Berardi, fratello e sorella precari che hanno difeso la biblioteca, hanno avuto il coraggio di parlare, far sapere e fermare lo scempio. Il presidente Napolitano li ha nominati cavalieri del lavoro: un piccolo segno di riconoscimento nell’indifferenza generale che versa sul nostro tesoro, “nostro” di cittadini italiani, non di turisti o miliardari evasori.

oblate-bambini1renziEcco la nuova sezione bambini e ragazzi della Biblioteca delle Oblate di Firenze, inaugurata stamattina dal sindaco Matteo Renzi (nella foto a destra, con l’assessore alla cultura Sergio Givone)

E’ uno spazio molto bello, luminoso, solare, pensato per diverse fasce d’età, dai piccoli ai ragazzi. Dalle porte si accede  al bellissimo giardino rinascimentale (quello con le arcate nella foto sotto).

oblate-bambini2E’ un segno di grande apertura e civiltà, e direi anche di speranza, che si costruiscano e amplino, migliorino, abbelliscano le biblioteche, come spazi di incontro, lettura, partecipazione, formazione. Le biblioteche sono oggi ancor più una risorsa, in un periodo di difficoltà economica: permettono di accedere ai libri gratuitamente, offrono spazi per lo studio, la ricerca, incontri, accesso alla rete, wi-fi, contribuiscono a farci sentire meno soli e ci ricordano che leggere e studiare sono forti strumenti di conoscenza e di arricchimento personali e sociali.

GiroToscana_locandinaDal 6 settembre è iniziata una staffetta in bicicletta per le librerie di tutta Italia, che durerà fino al luglio 2015.

Dal 6 settembre al 29 settembre il giro avverrà in Toscana (per informazioni e partecipazioni:

www.letteraturarinnovabile.com

Il Prossimo 14 settembre, anch’io parteciperò alla staffetta in bici. Sarò alla Libreria Cuccumeo di Firenze alle 16, poi seguirò il “tour”. Ecco il programma della giornata:

Anteprima in Toscana: sulle strade dei mondiali di ciclismo

6-29 settembre 2013

14 settembre 2013

Firenze – ciclostaffetta  

In collaborazione con l’Associazione La Nottola di Minerva

Tappa centrale del Giro d’Italia in 80 librerie, la ciclostaffetta di Firenze metterà in luce l’eccellenza

culturale di una delle città più belle al mondo, portando eventi creativi in alcuni tra i suoi

spazi più vivi: laboratori per bambini, letture spettacolari e teatrali, Telegrammi da sogno, fotografia

culturale in azione, buonissimi CentriFugati e torte etiche, Racconti del cielo e una merenda

speciale al Parco delle Cascine.

Un ruolo fondamentale spetta a due biblioteche cittadine: l’Isolotto, da cui partirà la staffetta, e

le Oblate, con omaggio significativo a una delle figure di maggior spicco del panorama culturale

italiano, recentemente scomparsa: Margherita Hack.

Le librerie indipendenti saranno protagoniste della parte centrale della giornata; mentre il Caffè

Letterario delle Murate ospiterà l’incontro tra Cristiano Cavina e Paola Zannoner e

curiosi incontri tra sax, teatro e fotografia con Sualzo. Ma la presenza del Giro a Firenze non

si conclude qui, perché il 27 settembre le biciclette torneranno in città per un evento speciale

con protagonisti Paolo Nori, Marco Vichi, e il gruppo musicale Di Maggio Bros, che

darà il via alla terza stagione del Caffè Letterario.

Quinta tappa, sabato 14 settembre da Pistoia a Firenze.

Ciclisti: Cristiano Cavina e Marco Vichi.

bibiolteca_nazionaleMolti mi chiedono dove scrivo: a casa mia? In un ufficio? Addirittura in casa editrice?

Bene, ecco dove scrivo: questa è la sala dove passo serenamente le mie mattine lavorando, avolte studiando, a volte scrivendo.

Bella, vero? La luce piove dall’alto, da un lucernario che diffonde quest’illuminazione lattea.

biblioteca_nazionale2E questa è la mia “scrivania”. Non è mai la stessa sedia, né lo stesso posto, perché lo condivido con altri lettori o studiosi o scrittori o studenti o insegnanti o frequentatori. E’ un “seggio” che cambia quasi ogni mattina, benché io abbia le mie preferenze: di solito la seconda o terza fila di tavoli, preferibilmente verso il corridoio interno. Ma se questi posti sono occupati, mi vanno benissimo anche gli altri. Ho anche contribuito, quest’anno, al restauro delle poltrone indetto dall’associazione dei lettori. Qualcuno si è scandalizzato, dicendo che insomma si tratta di beni dello Stato e dunque dovrebbe essere lo Stato a pagare, ma io sento questo luogo un po’ come casa mia e non mi secca dare una mano a restaurare le sedie, come farei appunto a casa.

biblioteca_nazionale3Questo è l’ingresso. Come si vede, è imponente e luminoso, a me dà molta gioia e consolazione ogni volta che entro. E sono ben contenta che sia un ingresso controllato, dove bisogna lasciare un documento, riporre borse in armadietti e strisciare la propria carta nel checker per passare. Qui dentro ci sono autentici tesori. Sono trentacinque anni che frequento questo edificio, che è naturalmente un po’ cambiato. Io trovo che sia migliorato per certi aspetti (automatizzazione, ingresso controllato, frequenza, consultazione, prestito…). Certo, con maggiori investimenti potrebbe essere ancora migliore (se ci fosse un vero bar, per esempio, ah, sarebbe fantastico)

biblioteca_nazionale_ingressoInsomma, chi non lo avesse ancora capito, è della Biblioteca Nazionale che sto parlando. Un edificio storico, un patrimonio nazionale, un luogo che mi sostiene e mi incoraggia a scrivere nel paese dei non lettori e degli allegri dispensatori di false felicità a basso costo e a poco impegno. Qui mi ritrovo e avverto e vivo quanto è lunga la nostra memoria e quanto grande e profonda e quanto vale la pena essere testimoni del proprio tempo, anche se si è “solo” narratori di giovani vite, giovanissime storie.