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Napoli

Negli anni 90 non c’era bibliotecario/a, insegnante, esperto/a e Zannoner che non citassero il decalogo della lettura espresso da Daniel Pennac nel suo piccolo sostanzioso libro “Come un romanzo“, che romanzo non era, ma un pamphlet sulla lettura in forma discorsiva, accattivante, personale, biografica, che rompeva lo schema del saggio letterario. Un po’ perché era già romanziere affermato, soprattutto perché era professore in un liceo di periferia ed era assai simpatico, Pennac ci ha conquistati tutti, benché molti punti del suo celebre decalogo fossero già stati in parte espressi da Gianni Rodari molti anni prima.

Ebbene, oggi non si cita più granché, sono passati ormai 25 anni e la lettura è passata da cartaceo a tablet e i decaloghi non fanno piacere. Nel frattempo, Pennac è passato da essere uno scrittore “cult” per i giovani lettori degli anni 90 a un autore di letteratura, presente nelle antologie. Senz’altro il suo libro letto e discusso nelle scuole superiori è Diario di scuola (Feltrinelli) del 2007 in cui racconta della sua pessima carriera di studente svogliato, la disperazione dei genitori, che poi ha scoperto un autentico amore per la letteratura tanto da laurearsi, diventare insegnante e scrittore di successo. Sono riflessioni sull’educazione e sulla scuola che possono permettere uno scambio tra generazioni, tra i ragazzi, gli insegnanti e i genitori, sul tema non tanto di emergenze come la tossicodipendenza o il bullismo, ma su qualcosa che ci sembra più facile e diamo per scontato, che non è un problema sociale, ma un grande sostegno per la vita, e a volte un’illuminazione per gli adolescenti e cioè l’incontro con la scrittura.

Non pochi scrittori hanno raccontato storie sulla lettura, sulla sua forza di trasformazione personale, sulla sua indispensabile formazione linguistica, culturale e cognitiva.

Antonella Cilento, scrittrice versatile che passa dal romanzo storico a quello contemporaneo, dal noir al sentimentale, ha raccontato la sua esperienza di laboratori di scrittura nelle scuole di piccole città, di periferie degradate, di lontani paesi della provincia del sud in Asino chi legge (Guanda 2010), componendo un affresco contemporaneo di un’Italia che perde pezzi di memoria e di competenza; mentre nel più recente Non leggerai (Giunti 2019), si rivolge direttamente ai giovani lettori con una storia alla Bradbury: siamo in una Napoli del futuro, in una società dove non si legge più niente, le lezioni sono in video, tutto passa dallo smartphone. Certo, non è molto distante da quel che abbiamo sperimentato negli ultimi tempi, ma qui il decalogo pennacchiano si è ribaltato: i dieci punti vietano la letteratura e anche la memoria dei propri cari. Ci vuole poco a capire come mai.