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Saluti

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Promuovere la lettura è proprio un’impresa difficilissima, se anche una delle più importanti esperte di comunicazione, Annamaria Testa, dichiara al pubblico attento di Ragusa, una settimana fa, che il gesto più efficace per incuriosire i più giovani è la lettura ad alta voce.

E niente. Speravo che chi si presenta come una persona il cui lavoro è “suscitare desideri” fornisse magari qualche proposta in più, qualche strategia d’immagine e di comportamento.

Per esempio: Tullio De Mauro, tanti anni fa, consigliava ai prof di entrare in classe con un libro in mano, poggiarlo sulla cattedra, dire ai ragazzi che era il libro che stava leggendo e che si portava sempre dietro…

Per esempio trovare testimonial della lettura tra i beniamini dei giovani, sportivi o attori o performer… E magari fotografarli mentre leggono dietro le quinte o in viaggio o al bar…

Per esempio inventarsi qualche programma televisivo decente, che non sia una passerella di scrittori pieni di sé, ma che punti su interviste in “pillole” e booktrailer, magari realizzati dai ragazzi che, vi posso assicurare, sono formidabili.

Per esempio far leva sui luoghi del leggere, le nostre bellissime biblioteche e le librerie con i caffé e i tavolini, mostrandoli pieni di gente che si incontra e si scambia consigli.

Insomma: suscitatori di desideri, inventatevi qualcosa! Leggere ad alta voce è bello e utilissimo e individuale. Voi potete fare di più.

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  • corriasAi Festival è bello andare ad ascoltare chi sa più di te. Intanto perché è giornalista e non romanziere, e quando va in viaggio spesso lo fa per motivi di una certa gravità, e magari non costruisce storie un po’ ingannevoli come noi che ci misuriamo con la finzione letteraria e cerchiamo bellezza e speranza, perché magari i nostri lettori sono molto giovani.

Ascoltare Pino Corrias è perciò una buona, utile scossa nella visione della contemporaneità, come utile alla riflessione è la lettura del suo ultimo libro, Nostra incantevole Italia (chiare lettere, 2018), un viaggio sia topografico che storico nel mio paese “del doppio Stato, delle doppie verità, della doppia velocità di crescita tra Nord e Sud, ammalato di quattro mafie”.

A tratti mi pare di leggere il buon vecchio Giorgio Bocca, il grande dolente testimone di un Italia corrotta, divisa, comandata dalla Mafia. Non più attraversata dal terrorismo nero e rosso, ma stessa Italia di politica rapinosa, di sfruttamento, e delitti spaventosi nelle piccole e belle province tranquille.

In più, paese di finta accoglienza e di molti affari anche e soprattutto con gli immigrati, capro espiatorio di tutti i mali, in realtà il grande business degli ultimi anni, un affare che “ rende più della droga” e che Corrias ci ricorda con precisi atti di accusa: “ci campano i proprietari delle piantagioni di pomodori, meloni, arance… ci campano i caporali…ci campano i malavitosi… le mafie di ogni città… ci campa l’immensa rete economica nata sotto la buona stella della solidarietà…ci campiamo tutti noi italiani per bene e di buon cuore che abbiamo badanti, manovali, pulitori…” ovviamente sottopagati, esentasse e anche intimiditi, dunque senza diritti nè possibilità di protesta.

È bello ascoltare un grande giornalista e il suo rigore, privo di qualsiasi compiacenza con il pubblico che oggi vuole sentire slogan retorici e magari un’autoassoluzione sulla presunta “bontà” e “generosità” italica.

Certo, ve lo dico: viene male, perché sembra impossibile un miglioramento sociale, e lo scrivo mentre sono in viaggio e vedo le montagne di spazzatura lungo le strade, le bruttissime costruzioni accanto alla più grande e antica bellezza del mondo, la malvagità e l’indifferenza con cui è sfregiato un ambiente di stupefacente generosità.

Simpaticissimo John Niven, l’autore di “A volte ritorno” e di “Maschio bianco etero”, soprattutto fa morire dal ridere i suoi coetanei quarantenni. A me, confesso, mi è venuta inizialmente una botta di depressione a leggere il suo “ Le solite sospette” (Einaudi 2016). Primo: perché si parla di vecchiette riferendosi in particolare a tre sessantenni. In effetti per un quarantenne, una donna di sessant’anni è quasi decrepita, che poi ci siano in giro Fiorelle Mannoie e madri di adolescenti (a causa delle crescenti gravidanze ultrattempate), non ha importanza. Passata la boa dei 50, è ufficiale: la donna è gallina vecchia.

Inganna poi la copertina, con una vera anziana che avrà come minimo ottant’anni, per imitare la copertina del “Centenario che saltò dalla finestra e scomparve” di Jonason, un libro esilarante pubblicato anni fa e che ha avuto un discreto successo. In realtà di novantenne nel gruppo delle “anziane” ribelli ce n’è una ed è la più scatenata di tutte. Le signore appunto vecchie (ma in Inghilterra ho visto che usano sempre il termine politicaly correct di “una certa età”, quindi Niven usa a proposito il termine vecchio per dissacrare), ideano e realizzano una rapina in stile classico, incappucciate e armate, ma con i colpi a salve. Fuggono poi allegramente in Francia, si danno alla pazza gioia con 4 milioni di sterline, in barba a un sistema che lucra sui più deboli ma soprattutto sulle donne, che siano borghesi o no, che siano state rivoluzionare, femministe oppure devote casalinghe, che siano vecchie o giovani.

Alla fine, anche un uomo (maschio bianco etero) la figura peggiore la riserva ai suoi simili: maniaci, sfruttatori, stupratori, vigliacchi,  bugiardi, non proprio delle aquile (neppure i detective), egoisti, che non saprebbero nemmeno lontanamente improvvisarsi rapinatori per pagare una costosa operazione al proprio nipotino. Sicché alle vecchie: chapeau!

 

 

Un bambino mi ha chiesto proprio ieri durante un incontro: Qual è il tuo tallone d’Achille come scrittrice?

Ahimé, la vista. Sono molto miope e da alcuni giorni sto subendo disturbi visivi, ecco perché non ho più scritto sul blog. Presto però ricomincerò a pubblicare grazie alla mia nuova assistente Elisabetta.

Ciao a tutti.

 

A tutti quelli che mi hanno scritto in questi giorni: abbiate un po’ di pazienza, risponderò a tutti. Sono impegnata a scrivere un nuovo romanzo, con tempi un po’ stretti e non riesco a fare tutto quel che dovrei, scusatemi!

Prometto però che vi scriverò, ciao!

FesEccomi a Fes, città racchiusa dentro magnifiche mura, e stesa sulle colline. Se si passa tutto il giorno dentro la Medina e il suo souk, si vede come il mercato gira continuamente intorno allo scandire delle diverse ore giornaliere: la mattina arrivano banchetti e venditori ambulanti di frutta, verdura, uova, animali vivi, che peraltro sono scannati sotto i vostri occhi (galline e polli, ovviamente, non animali più grandi, quelli sono già macellati ed esposti sulla strada), passano i carretti dei fornitori che qui usano soprattutto gli asinelli, caricati fino all’inverosimile.Fes2

Verso l’una aprono le friggitorie, arrivano i banchetti di pane, spuntano spiedini, davanti ai ristoranti si attivano i procacciatore di clienti e si sollevano fumi di carni arrostite, bollite, stufate. Quasi tutti i piatti sono a base di carne, così non faccio che mangiare cous cous vegetariano e panini.

Nel pomeriggio, quando arriva la gran massa della gente, spuntano i venditori di dolcetti, frutta, e alle quattro e mezza si friggono gran frittelloni, un po’ come da noi si preparano i bomboloni. Verso le sei, i commercianti di stoffe e scarpe, mercanzia stabile si acquietano, sembrano considerare la giornata finita, cala la sera e la gente se ne va di corsa verso i parcheggi di auto e bus. Siamo in inverno, e il mercato chiude.

il mercato è tutto, si sta sempre qua. Parrucchiere, estetista, hammam, barbiere, sarti, son tutti qua, qua c’è il forno dove le donne vanno a cuocere il pane, ci sono tutti i mestieri, c’è la moschea, la scuola, tutto.

Fes3I grandi spazi, come le piazze, per esempio, quando ci sono diventano anch’esse un mercato di roba accatastata per terra, ed è triste vedere una scalinata tutta rotta, dove a malapena si possono mettere i piedi, che porta a una terrazza che sarebbe magnifica, con vista sulla città, se non fosse così mal tenuta.

chissà se verrà un tempo in cui la città sarà curata, pulita, magari senza l’assieparsi di parabole su tetti e terrazze in rovina. I turisti vengono, stanno un paio d’ore, comprano souvenir, contrattano, e se ne vanno. Dietro le viuzze intricate e vive, dietro i colori e lp bellissime porcellane, ci sono luoghi come questo magazzino di pelli e lana.Fes4

Cicogne  Buon primo dell’anno con le cicogne che abitano nella necropoli di Chella, a Rabat!

Nessun  botto ieri sera, pare che qualche festa ci sia stata in case private o discoteche.

Per quanto mi riguarda ecco il mio Capodanno versione marocchina:

la band:

Suonatore

il dessert:

Frutta

il locale:

Ristorante rabat