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Pubblico qui il lungo articolo apparso sul giornale della scuola I.I.S. Pareto di Milano, che ha partecipato al progetto “L’ultimo faro”.  Sei studentesse di classi diverse del secondo anno hanno completato con successo il laboratorio che ho tenuto nella Biblioteca Cassina Anna, hanno scritto un racconto originale, pubblicato nel libro “messaggi in bottiglia”, insieme con i 14 racconti di altrettanti ragazzi di Rozzano, che hanno partecipato al laboratorio nella Biblioteca Comunale.

Il libro è stato presentato al Salone del Libro di Torino dello scorso 10 maggio.

Chiusura del progetto “L’ultimo faro”

Sette giovani scrittrici, studentesse dell’Istituto Pareto, insieme alla scrittrice Paola Zannoner, raccontano l’esperienza del progetto “L’Ultimo faro” che ha portato alla pubblicazione dei loro racconti nel volume “Messaggi in bottiglia – I racconti dell’Ultimo faro” (14 maggio 2018).

Si è concluso lunedì 14 maggio tra sorrisi, letture e applausi il progetto di scrittura creativa “L’ultimo faro” di Paola Zannoner, autrice di libri per ragazzi e vincitrice del Premio Strega Ragazze e Ragazzi 2018. Durante l’incontro le sette studentesse dell’Istituto Pareto hanno presentato ai compagni di classe, alle docenti e al Dirigente Scolastico Prof.ssa Susanna Bigari il risultato delle attività laboratoriali tenutesi presso la Bibilioteca Cassina Anna di Bruzzano, il volume “Messaggi in bottiglia – I racconti dell’Ultimo faro” (DeA), una raccolta di ventuno racconti inediti a cui hanno partecipato anche studenti dell’Istituto Calvino di Rozzano (MI).

Forti dell’esperienza fatta al Salone del Libro di Torino del 10 maggio, che ha permesso loro di superare la timidezza iniziale, le nostre giovani scrittrici hanno letto alcuni estratti dalle loro storie e spiegato i motivi che le hanno spinte a scegliere di trattare temi che spesso giudichiamo lontani dalla spensieratezza dell’adolescenza.

Conosciamo meglio le nostre studentesse, le YAW (Young Adult Writers)!

 È stata un’esperienza unica, mi ha dato la possibilità di cimentarmi in ciò che mi piacerebbe fare nella vita ed è stato davvero bello poter partecipare. Ho capito quanto realmente mi piaccia scrivere e anche quanto sia grande la soddisfazione di poter vedere sulla carta qualcosa di proprio.

Col mio racconto ho voluto trasmettere un messaggio importante alla nostra generazione, ancora molto ingenua. Sentiamo parlare ogni giorno di femminicidi e violenze, ma chi parla di tutte quelle piccole cose che non per forza sfociano nel dramma? Una relazione comporta sacrifici, ma questo non significa che ci si debba annullare completamente per l’altro. Nonostante l’amore che proviamo, dobbiamo imparare a volerci bene, perché quando si arriva ad un certo punto, abbiamo il dovere di metterci al primo posto.

 Con questo racconto volevo mostrare e raccontare l’amore in tutte le sue sfaccettature: l’affetto, il perdono, il tradimento e la violenza che, in questo caso, è sfociata nell’omicidio.

 È stata un’esperienza davvero fantastica, molto commovente ed emozionante. Ringrazio ancora Paola, Barbara e tutta la DeA per il lavoro svolto e per il grande aiuto. La scrittura è il modo con cui riesco ad esprimermi e a tirar fuori le mie emozioni che magari apparentemente sono più nascoste. Con questo racconto l’intento era quello di far uscire la profondità, l’intensità di un ricordo che è rimasto nel tempo, la forza dell’amore di più persone unite dalla bellezza, dalla semplicità e dalla complicità, ma soprattutto l’importanza delle piccole cose, che lasciano un grande segno dentro di noi.Questi sono valori che oggi, forse, per molti possono risultare niente, ma sono dell’idea che vive e rimane nel tempo solo ciò che è basato sull’onestà. La verità, l’onestà prima di tutto. Non si parla più, ci sono sempre più muri e molta ipocrisia. Noi abbiamo avuto la forza, nonostante le avversità che potevano esserci, di imparare a sacrificarci, a confrontarci per un bene comune rendendo il rapporto trasparente, sincero e originale. Inoltre questo racconto lo dedico a coloro che non sono qui presenti, ma sono stati parte di questo ricordo, parte della mia vita e persone davvero uniche e speciali.

 Volevo che la mia storia desse voce alle ragazze anticonvenzionali. In questo caso la protagonista Madelaine, un’adolescente amante della corsa, si trova per la prima volta ad avere a che fare con un ragazzo, inizialmente suo malgrado. Credo molto in questa storia d’amore un po’ contemporanea e spero che arrivi al lettore come ha fatto con me.
 Ho deciso di partecipare a questo laboratorio perché già da molto tempo scrivo e leggo tanto e quindi, quando ho saputo di questa bellissima opportunità, non ho voluto perderla. Ho fatto bene, perché si è realizzato uno dei miei sogni, cioè poter far parte di un libro. Ringrazio Paola, Barbara e tutti i ragazzi che hanno partecipato.
 È stato un bellissimo progetto, un’occasione splendida, indimenticabile e soprattutto UNICA. Mi ha migliorato sotto molti punti di vista, sia nella scrittura che personalmente. Sono davvero felice di avere partecipato e aver fatto parte di un meraviglioso gruppo con la realizzazione poi di un libro tutti insieme. Grazie di tutto.
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masterprof_insegnanti_3-800x400Vedo che è la settimana degli insegnanti e che è partita una simpatica campagna per ringraziare i maestri e i prof della vita. Io però preferisco ringraziare i prof e i maestri di oggi che, grazie ai grandi cambiamenti sociali, sanno esprimere un mestiere molto bello e difficile con comprensione e creatività.

Perché io, ai miei maestri antichi dello scorso secolo, non devo la passione per la lettura e la scrittura, che avevo dentro e hanno rischiato di essere distrutte dalla rigidità, l’incomprensione, la freddezza, il disprezzo che quasi tutti i miei insegnanti dimostravano non soltanto a me, ma a tutti i miei sventurati compagni. Stenderei un velo pietoso su una maestra matta e molestatrice, che per fortuna ho sfuggito con un trasferimento, incappando nella maestra anziana che ci faceva stare con “le mani in seconda” e ci faceva cantare l’inno d’Italia. Alle medie sono sopravvissuta a professori dimenticati e del liceo invece mi sono rimasti incisi i graffi di tremendi insegnanti che amavano esibire la propria erudizione anziché sforzarsi nella trasmissione di saperi e ci davano rigorosamente del lei per mantenere le distanze. Le foto del liceo ritraggono i miei compagni con smorfie di terrore. Siamo brutti, grigi e tristi accanto a un mastino in completo tipo Chanel, cioè la prof di greco. Vogliamo poi parlare del prof d’italiano irriducibile dantista, che nell’Inferno di Dante aveva schiaffato tutto il resto della letteratura, compreso “l’insulso” Petrarca?

Vedete che è meglio festeggiare i prof di oggi, che stanno accanto ai ragazzi, li ascoltano e li sostengono, e a volte si preoccupano, come la dolce Chiara che va a prenderseli a casa se i genitori non li mandano a scuola, come Fabrizio che porta i suoi allievi ai festival persino in camper, come Matteo che guida un blog letterario, Giuditta che organizza festival, Maurizio che vuole bene a tutti i suoi ragazzi, ma proprio tutti, come quei bravissimi prof che incontro quasi ogni giorno, nelle scuole italiane, con le facce stanche ma gli occhi illuminati, prof che magari avessi avuto, quando ero piccola! Avrei sofferto meno e avrei amato la scuola grazie a loro, e non malgrado i pazzi che la facevano.

bibliogardenQuesta è la lettura in Italia, oggi: un affare da bambini e ragazzi, un po’ come la musica pop, che si ascolta da adolescenti e poi mai più e si resta a rinvangare vecchie glorie, senza incuriosirsi mai di quel che c’è dopo, senza aggiornarsi mai, vanagloriandosi di un tempo antico che, si sa, è sempre migliore.

Ecco i dati, riportati dall’amica Loredana Lipperini nel suo blog di cui riporto la parte numerica:

A Francoforte sono stati ricordati anche i dati Istat sulla lettura, secondo i quali  chi non legge neppure un libro, sempre nel 2014, è il 58.6% degli italiani. Nel particolare. Il 39,1% di tutti i professionisti e dirigenti italiani non legge. Il 25,1 di tutti i laureati italiani non legge. Significa che circa il 40% dei professionisti, dirigenti e manager italiani non legge. Significa quasi la metà. Significa che la classe dirigente, per larga parte, non legge – attenzione- neanche UN libro l’anno. E quel quarto di laureati che ugualmente non legge neanche UN libro l’anno va messo a confronto con le stesse percentuali di altri paesi. Ovvero: in Spagna i laureati non lettori sono 8,3 e i dirigenti il 17. In Francia il 9 i laureati, i dirigenti e professionisti il 17.

Ora: come si fa a disegnare case e ponti e piazze e forse biblioteche senza mai leggere nemmeno un libro, per esempio di poesia che tanto può ispirare architetti, consolare medici, far sognare banchieri o ingegneri? O di sociologia, per capire magari dove siamo, di archeologia per sapere chi eravamo? Ma anche per non essere brutali, prosaici, non rimanere nella dimensione univoca della materialità presente, contingente, trasformando la contingenza in unica triste condizione del vivere sociale e personale?

Meno male che ancora i bambini un po’ leggono, se hanno la preziosa fortuna d’incontrare una maestra che legge le fiabe, racconta le storie. E anche i ragazzi, se il caso mette loro sulla strada una brava prof, un bravo prof che li illumina con libri che li accompagneranno per tutta la vita. Quei prof che ho il privilegio di conoscere nei miei viaggi per l’Italia disastrata da ignoranza e incuria, indifferenza e avidità, quei prof salvano la nostra cultura, la nostra inventiva e la nostra capacità di raccontarci e relazionarci. Un pugno di prof ci salva dal perderci nel bosco dell’insensatezza.

giorgio-maginiTra poco ricomincia la scuola (in alcune regioni è già iniziata) e io sarò con voi studenti e insegnanti.  Verrò in molte scuole e librerie italiane per confrontarmi con voi sui temi della letteratura, della lettura, dell’impegno nello studio e nel sociale. Oltre agli incontri, svolgerò laboratori e conferenze sulla lettura e la scrittura narrativa.

Ecco gli appuntamenti di ottobre:

9/10 Presidio del libro di Toritto la mattina, Libreria Svoltastorie a Bari il pomeriggio.
10/10 Presidio del Libro di Grumo Appula: la mattina con le scuole, il pomeriggio presso la Libreria “I Billini”
11/10 pomeriggio: incontro nella Libreria Ubik di Potenza
12/10 Potenza: incontro studenti primaria e secondaria la mattina; pomeriggio in libreria Ubik con genitori e insegnanti per parlare della lettura
13/10 Potenza: incontro scuole superiori
14/10 Campobasso: Libreria Zippi incontri a scuola e in libreria
19/10 Borgo San Lorenzo: giornata di formazione per i bibliotecari
23/10 Castelfranco di Sotto (PI) incontri con le scuole in occasione del Festival della Lettura
28/10 Roma, Libreria I Granai, incontro con gli studenti delle scuole superiori

A presto!

leggoTra una decina di giorni (23 aprile) si celebrerà la “giornata del libro” con alla mano i dati catastrofici della lettura in Italia, franata spaventosamente nell’ultimo anno (sembra che siano svaniti ottocentomila lettori, una rotta pari a Caporetto). Che c’è da celebrare, allora? La memoria di quando si leggeva?

Alcuni articoli, come quello molto bello di Nicola Lagioia su Internazionale parlano però di “altra Italia”, dove ci sono i librai intrepidi, gli scrittori dediti al volontariato, gli insegnanti coraggiosi e i tanti che cercano di puntellare la rovinosa caduta. Devo però dirvi, dal mio piccolissimo osservatorio, che questi bravissimi e coraggiosi promotori del leggere, che comprendono in primis i bibliotecari, ci sono da almeno vent’anni e da vent’anni gridano nel deserto che i lettori stanno scomparendo. Sono vent’anni infatti che viaggio per l’Italia, nelle scuole, biblioteche e librerie, facendo un lavoro faticosissimo insieme a insegnanti e operatori testardi come me e sostanzialmente poco o nulla considerati, anzi, demoralizzati.

I segnali della caduta c’erano da un bel po’, perché la pedagogia della lettura si fa a scuola e se alla scuola si toglie tutto, compreso il piacere di insegnare, allora ci si domanda da dove e come dovrebbero spuntare nuovi e motivatissimi lettori, lettori di letteratura e non semplici consumatori di ricettari o barzellettari o effimeri successi anglo-americani. Già da alcuni anni amici insegnanti mi confessavano che non possono permettersi di comprare libri, e mantenersi informati. Certo, esiste la biblioteca, ma già che c’eravamo, abbiamo tagliato un po’ anche lì e i bibliotecari devono con fatica mantenere le collezioni aggiornate. Inoltre: la biblioteca è un presidio e sostiene l’informazione e la formazione anche dei docenti, ma che un insegnante non possa comprarsi almeno un libro alla settimana non è soltanto triste e causato dalla crisi economica, è pura follia: senza bravi professori non si semina e non si raccoglie nulla, figurarsi la lettura.

Fino a tutti gli anni ’90, si citava a tutta manetta Pennac, che consigliava appunto di condividere la passione della lettura a scuola. Si è prudentemente smesso, e poi è passato di moda. In fondo, si dice, anche l’industria musicale è defunta e pure il cinema italiano. Consoliamoci: noi italiani siamo chef, anzi masterchef, facciamo l’Expo sul cibo e anche quando ci troviamo tra di noi, a cena, parliamo di mangiare, qualcosa che incredibilmente non ci annoia, non ci affatica, non ci delude mai.

leggere volareOppure crisi nella lettura o della lettura? La lettura si può dire che sia nata in crisi perché quando mai si è avuto un numero di lettori soddisfacente, diciamo in linea con il numero di lettori del resto d’Europa? Mai. Dunque, la crisi non fa che spolpare un osso dove carne non ve n’è mai stata se non a brandelli.

I brandelli erano i numeri in leggera crescita degli anni ’90, quando si investiva un po’ di più nella lettura a scuola. Poi, la frana. Non c’è da stupirsene, quando ormai in una scuola allo stremo si chiudono le biblioteche e si lascia che siano i pochi, volenterosi insegnanti a promuovere – singolarmente e per loro interesse personale – progetti di lettura.

Dunque la notizia di ieri sullo stato pietoso – ma poco preoccupante perché francamente non preoccupa nessuno – della lettura, imputato alla crisi economica, è vero fino a un certo punto. Perché è vero che si deve fare a meno di tante cose, e dunque si taglia l’acquisto dei libri, però i libri sono a disposizione nelle biblioteche, gratis, persino in formato e-book. I libri circolano sempre di più (in punti vendita vari, diffusi), e si parla di libri ovunque, in continuazione, con autori di ogni tipo, non necessariamente scrittori.

Allora, non è la crisi che pesa sulla lettura, è proprio la lettura che pesa, finché la si ritiene un peso, una consegna, e non un’attività spesso più divertente, più socializzante di altre…

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Un secolo fa, io feci una maturità catastrofica.

Frequentavo il liceo classico, che ancora si chiamava liceo ginnasio, e per una inspiegabile scelta masochista che ancora ogni tanto mi capita, scelsi di portare all’esame orale greco e italiano (allora si portavano due materie orali e si sostenevano due esami scritti). Almeno avessi optato per italiano e greco, macché, feci la spaccona e misi greco per prima materia, neanche fossi stata una maniaca della lingua antica, anzi, con il greco avevo ingaggiato fin dal primo anno una lotta appunto greco-romana che si era mitigata con lo studio appassionato del teatro e della letteratura greca.

Ora, si dà il caso che all’epoca la commissione d’esami potesse sostituire la seconda materia, anche se succedeva raramente. Bene, nel mio caso avvenne. Si dà anche il caso che il docente interno che ci portava alla maturità fosse il prof di filosofia e che io avessi buoni voti in quella disciplina. Così, indovinate? Al posto di italiano mi venne data filosofia e naturalmente fui anche una tra le prime a sostenere l’esame. Non ebbi cioè quella settimana o quindici giorni di tempo per “resettarmi”. All’epoca poi il resettaggio non esisteva.

Ovviamente ricordo la maturità come un incubo, peggiore persino del parto! La più orrenda performance della mia vita, e se mi salvai fu grazie all’ottimo tema di italiano. Mi salvò Pirandello che adoravo e che segretamente desideravo di mettere in scena prima o poi (allora m’immaginavo, tra le altre cose, pure regista teatrale). Insomma, mi salvò la letteratura che, come si vede, a qualcosa pur serve.

Meditate, ragazzi: la letteratura ti salva in corner, e magari poi si diventa scrittori.