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fuadazizE’ sempre un po’ un mistero la scelta del titolo e della copertina dei libri. Lo penso davanti al libro di Giuseppe Cattozzella, Non dirmi che hai paura (Feltrinelli 2014) sulla cui copertina campeggia una farfalla gialla. Che sì, è sinonimo di leggerezza e libertà e anima, però poco comunica della storia vera che qui si narra e che è molto attuale e di sicuro utile da conoscere per chi ogni giorno assiste sgomento (ma anche chi è distratto) all’Odissea di migliaia di rifugiati che sfidano il mare. Così, almeno per questo post scelgo la bellissima immagine di Fuad Aziz, artista di grande talento.

Si è detto storia vera, cioè quella della giovanissima atleta somala Samia Yusuf Omar, arrivata ultima nella gara dei duecento metri alle Olimpiadi di Pechino nel 2008, ma pronta ad affrontare quelle di Londra con maggiore preparazione. Se soltanto l’avesse ricevuta, perché fuggita dal suo paese per l’impossibilità di diventare una vera atleta e con il desiderio di raggiungere la sorella rifugiata in Finlandia, affronta il famoso “viaggio” che Cattozzella ci descrive in tutto il suo orrore, per annegare tragicamente in mare. Per chi ancora si domandasse come mai tanti rischiano la vita per quel viaggio orrendo, rifletta su passi come questo: “il viaggio è una cosa che noi abbiamo in testa fin da quando siamo nati. Ognuno ha amici e parenti che l’hanno fatto oppure che a loro volta conoscono qualcuno che l’ha fatto. E’ come una creatura mitologica che può portare alla salvezza o alla morte con la stessa facilità. Nessuno sa quanto può durare.”

Certo, si tratta di una biografia romanzata, quindi sembra ovvio la scelta della narrazione in prima persona, eppure mi viene il dubbio che una terza persona in soggettiva sarebbe stata più incisiva. Un po’ per smussare il ritratto dell’armonia perfetta e perduta della prima parte, di un’infanzia in un luogo dove ci si vuole tutti bene, un po’ per trasformare questa biografia in un romanzo di formazione. Per carità: si tratta solo un giudizio personalissimo, “a mio gusto”.

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andare in biciErcole Giammarco è presidente dell’Associazione dal simpatico nome Cyclopride. Il volumetto che ci incoraggia a usare la bici, Andare in bici (Garzanti) è veramente carino, ha una bella copertina, è scorrevole, divertente, ci offre molte informazioni, consigli, spunti e potrebbe convincere a scegliere la bici anche chi si trincera dietro i soliti stereotipi (la bici è pericolosa, faticosa, non siamo in Olanda, mancano le piste ciclabili eccetera eccetera).

Se non che a me sorge spontaneo un dubbio. Ma siamo sicuri che un libro sia lo strumento più adatto per far conoscere e apprezzare la bici, per stimolare la curiosità e infondere fiducia nei motoromani? Perché ho come il sospetto che ciclisti e lettori siano un po’ la stessa gente, cioè chi ama viaggiare lento e con mezzi leggeri, non inquinanti o addirittura pubblici, sia più propenso alla lettura, dunque, come me, legga e annuisca, legga per confortarsi.

Certo, ci si augura che un libro così sia letto soprattutto dagli amministratori (per esempio i nuovi che stanno per insediarsi in diverse località), e scoprano progetti innovativi come il “Vento”, che sarebbe un percorso ciclabile (treno+bici) da Torino a Venezia. Che leggano come non soltanto i soliti danesi e olandesi si accaniscono sulla ciclabilità, ma anche, chi lo direbbe mai?, i colombiani. Che i progetti legati al cicloturismo potrebbero offrire un alto ritorno economico (44 miliardi di euro l’indotto potenziale in Europa indicato da uno studio commissionato dal Parlamento Europeo), oltre ai vantaggi di salute, salvaguardia dell’ambiente e della bellezza.

Che vi devo dire? Speriamo che il nuovo Parlamento Europeo e i nuovi sindaci vogliano pedalare.

 

 

Alieni1Ci sono gli alieni e vanno a due ruote (articolo uscito ieri su Repubblica Firenze)

Chi non lo avesse ancora fatto, si barrichi in casa. Altri seguano l’esempio dei fuggitivi. Quelli che hanno gridato per tempo: “la città è assediata!”. Quelli che si sono limitati a brontolare: “è una vergogna”, quelli che hanno seguito con terrore l’escalation dei segnali stradali, delle barriere, dei divieti di entrata e uscita. Perché lo sapete cos’è successo, no? Sono arrivati gli alieni. Proprio qui, nel cuore della città antica, nel salotto del Rinascimento.

Si sa, gli alieni non guardano in faccia a nessuno, dove atterrano atterrano e allora accade quello che sta succedendo oggi: strade vuote, polizia dappertutto, ululati di sirene, assembramenti di cittadini spaventati, scuole chiuse, elicotteri che volteggiano sopra i tetti e televisioni di tutto il mondo pronte ad assieparsi sul sagrato del Duomo. Alla ricerca di loro, gli stramaledetti alieni, piombati giù da qualche stella lontanissima, con le loro insospettabili astronavi. Chi l’avrebbe mai detto che gli extraterresti viaggiassero in bicicletta?

Chiaro che non sono bici qualsiasi, quelle comuni per intenderci: hanno telai sottili, leggerissimi, con ruote senza raggi che somigliano alle lame rotanti dell’antico Goldrake, emettono un sibilo sinistro e quasi non toccano terra. Non hanno impedimenti, freni, catene. Devono volare come razzi o proiettili, a una velocità siderale, magicamente senza motore, rumore, carburanti, senza accensioni né esplosioni. Ah, la sapienza aliena!

Ed eccoli, i mostri. Occhi da mosca, teste oblunghe, corpi umanoidi ma sottilissimi, avvolti in tute scintillanti, dai colori accesi come vespe o calabroni o farfalle, ma somiglianti a enormi locuste, il nostro peggior incubo. Visione dantesca: un girone con sciami di giganteschi insetti che caccia i peccatori dai loro comodi sedili di auto e moto, costringendoli a scarpinare, girare in tondo dietro transenne invalicabili… Sorge inevitabile la domanda: cosa abbiamo fatto per meritarci tutto questo?

Il merito è della città antica, della bellezza di strade e piazze che furono pensate come scenografie e che, liberate dalle moto e dalle auto, riprendono respiro, ampiezza, luminosità. E’ uno spettacolo mozzafiato ammirare le bici volanti che sibilano come frecce scagliate da un arco invisibile, una visione di pochi istanti, come il passaggio di una cometa.  Quel suono ventoso, la nota acuta di flauto o violino, non l’avverti sprofondato sul divano di casa davanti a uno schermo. Ti arriva solo quando sei lì che aspetti alle transenne, e hai un Incontro Ravvicinato del Terzo Tipo con le bici volanti.

D’accordo, dirai, ma il ciclismo non lo segui, non t’interessa, non ne sai niente. Cosa hai fatto per meritartelo, allora?

Niente, a volte capita di avere un regalo inaspettato. A volte il regalo è impegnativo, qualcosa che ti costringe a pensare o muoverti in un altro modo, che ti obbliga a cambiare abitudini, orari, e si sa quanto disturbo e ansia suscitano i cambiamenti. Allora, invece che fare lo struzzo con la testa sotto la sabbia, perché non fare un’esperienza nuova? Perché non godersi le giornate piene di sole e di silenzio in centro e in periferia, senza continuare a ripetere che è troppo? Non è invece una rivelazione la nostra città, sgombrata dalle solite avvilenti torme di traffico, soffocata dai fumi, preda di moto e camion, furgoni e pullman? Proviamo a seguire la scia delle comete che in questi giorni ci attraversano, magari sul loro esempio saliamo su un sellino, impariamo ad amare la bici.

ciclistaEccoli! Sono arrivati i campioni del Mondiale di Ciclismo che si tiene a Firenze.

Giornate bellissime, estive, con i palazzi che scintillano sotto il sole, le strade sgombre, e un gran silenzio soprattutto in centro.

A perte gli atleti, tantissimi cittadini sono saliti sul sellino e via per le strade, mostrando come potrebbe essere sempre la città, senza moto, senza auto. Qualcuno ha detto provocatoriamente che da tempo è stato inventato il motore e quindi non ha senso tornare a piedi o sui velocipede.

Da tempo è stata inventata anche la bomba termonucleare, non per questo siamo autorizzati a usarla.

Domani posto il mio contributo uscito oggi su Repubblica, nelle pagine di Firenze.

GiroToscana_locandinaDal 6 settembre è iniziata una staffetta in bicicletta per le librerie di tutta Italia, che durerà fino al luglio 2015.

Dal 6 settembre al 29 settembre il giro avverrà in Toscana (per informazioni e partecipazioni:

www.letteraturarinnovabile.com

Il Prossimo 14 settembre, anch’io parteciperò alla staffetta in bici. Sarò alla Libreria Cuccumeo di Firenze alle 16, poi seguirò il “tour”. Ecco il programma della giornata:

Anteprima in Toscana: sulle strade dei mondiali di ciclismo

6-29 settembre 2013

14 settembre 2013

Firenze – ciclostaffetta  

In collaborazione con l’Associazione La Nottola di Minerva

Tappa centrale del Giro d’Italia in 80 librerie, la ciclostaffetta di Firenze metterà in luce l’eccellenza

culturale di una delle città più belle al mondo, portando eventi creativi in alcuni tra i suoi

spazi più vivi: laboratori per bambini, letture spettacolari e teatrali, Telegrammi da sogno, fotografia

culturale in azione, buonissimi CentriFugati e torte etiche, Racconti del cielo e una merenda

speciale al Parco delle Cascine.

Un ruolo fondamentale spetta a due biblioteche cittadine: l’Isolotto, da cui partirà la staffetta, e

le Oblate, con omaggio significativo a una delle figure di maggior spicco del panorama culturale

italiano, recentemente scomparsa: Margherita Hack.

Le librerie indipendenti saranno protagoniste della parte centrale della giornata; mentre il Caffè

Letterario delle Murate ospiterà l’incontro tra Cristiano Cavina e Paola Zannoner e

curiosi incontri tra sax, teatro e fotografia con Sualzo. Ma la presenza del Giro a Firenze non

si conclude qui, perché il 27 settembre le biciclette torneranno in città per un evento speciale

con protagonisti Paolo Nori, Marco Vichi, e il gruppo musicale Di Maggio Bros, che

darà il via alla terza stagione del Caffè Letterario.

Quinta tappa, sabato 14 settembre da Pistoia a Firenze.

Ciclisti: Cristiano Cavina e Marco Vichi.

lagerbackIo pedalo, e tu? E’ il titolo del volume dedicato alla bicicletta scritto da Filippa Lagerback (edizioni Gribaudo), meglio conosciuta come modella e conduttrice TV. Lo presenterò domani alla libreria Feltrinelli di Firenze alle ore 18 insieme all’autrice. Che ci sorride in copertina, in sella alla sua bella bicicletta bianca con cestino e nelle pagine interne, in pose scattate in città, in campagna, al parco, al mare.

Il libro infatti, oltre a ricordarci quanto fa bene la bici, non solo alla nostra salute ma all’ambiente e alla vita cittadina, e a sfatare i soliti miti sulla necessità di allenamento e sulla difficoltà di andare in bici in città, offre consigli brillanti, se vogliamo da rivista di moda, ma che possono davvero aiutare tante donne a guardare la bici come un mezzo non solo per “sportive” o “fanatiche”, ma per tutte: in bici si può andare con i tacchi alti, con pantaloni larghi, con gonne e leggins, anzi si può essere assai alla moda sul sellino senza il bisogno di camuffarsi in abiti castigati.

Come si sa, sono una grande sostenitrice della bicicletta, non ho l’auto e mi muovo in città con questo mezzo che considero insostituibile. Mentre l’auto per me rappresenta una fonte di ansia con il parcheggio, il traffico, il tempo sprecato in code infinite, oltre che il costo esorbitante della benzina, la bici mi sembra un grande aiuto per arrivare dappertutto in poco tempo. E poi, ha ragione Filippa: a pedalare si mette in marcia anche il cervello, si pensa, si ricorda, e non ci si infuria. A differenza degli autisti, i ciclisti sono zen.