archivio

Archivi tag: Cristina Comencini

latinloverCarino, divertente, girato con piacere, in mezzo a un gruppo di attrici amiche e con la passione di chi ama il cinema da sempre, di chi nel cinema ci è nata. Questo è Latin Lover di Cristina Comencini, la nostra regista più importante, una delle più acute osservatrici e testimoni del cambiamento femminile che ha saputo raccontarci in film commuoventi, spesso negli interni dove le donne si muovono e si riuniscono più degli uomini che non a caso hanno sempre scelto l’on the road e gli esterni per raccontarsi.

Questo film ha un tocco leggero, il tocco di una grazia rappresentata dalla bellissima Virna Lisi, brava, giovane nei suoi quasi ottant’anni, che ci ha lasciati con questa sua ennesima interpretazione di madre comprensiva, accogliente, con quel sorriso stupendo che l’ha resa famosa in un mondo cinematografico che non esiste più e che Comencini ci racconta attraverso il grande Seduttore, questa figura che assomma i massimi attori italiani dello scorso secolo come Gassman (soprattutto), Mastroianni, Volonté, attori meravigliosi guidati da registi che inventarono generi, rinnovarono il cinema, fecero dell’Italia un grande e sfaccettato teatro di posa per storie potenti e semplici, in cui tutti sapevano riconoscersi, che tutti amavano.

Ma poi, oggi quella magica figura ideale di uomo bellissimo, narcisista e grande seduttore non incanta più le donne che pretendono non un “vero uomo” egoista e solitario, ma un uomo “vero” che ci capisca, condivida con noi la vita con le sue difficoltà e non solo l’apparenza, che sia amico e compagno attento, disposto con ironia anche a stare un po’ discosto, se è il caso, come fa il gentile Neri Marcorè. In ogni caso anziane, giovani e meno giovani, madri o single, le donne sanno stare insieme per solidarietà, amicizia, per condivisione o per compassione. L’uomo antico, benché circondato da un harem, resta solo con la sua controfigura: come Narciso, con il suo specchio.

foto 2Sarà che sono stata bibliotecaria e critico letterario, ma trovo che intervistare un autore soprattutto pubblicamente, con la presenza attenta e partecipata delle persone, sia un’esperienza stimolante e felice, un ritrovarsi e sentirsi parte di quella comunità pensante ed esigente che sono i lettori.

Così, venerdì sera, con il gelo improvviso calato sull’Italia, mi sono sentita assai fortunata di intervistare e far parte del pubblico  venuto nella sala dell’Abbondanza di Massa Marittima per ascoltare Cristina Comencini parlare del suo lavoro di scrittrice e regista, del suo metodo, della sua ricerca, con passione e verità, con energia, competenza e lucidità, intelligenza, sentimento.

Letteratura e cinema d’autore permettono riflessioni profonde, che integrano frammenti autobiografici con immaginazione, studio, osservazione. Comencini ci ha parlato di come le nascono le sue storie: da concetti che le interessa sviluppare, conoscere, comprendere, da sentimenti prima ancora che da figure o storie, sentimenti che diventeranno in seguito personaggi e relazioni.

Comencini è l’autrice per eccellenza delle relazioni contemporanee, dello scenario complesso, nuovo, profondamente cambiato negli ultimi trent’anni in Italia, trasformato per la radicale mutazione antropologica della donna, un cambiamento impressionante, avvenuto nell’arco di pochi decenni che ha scardinato un ruolo cristallizzato da secoli.

Perciò parlare con Comencini significa ampliare l’orizzonte letterario e cinematografico alla psicologia, la sociologia, l’antropologia, la politica, la filosofia, perché i suoi testi – letterari, cinematografici e teatrali – chiamano in causa introspezione psicologica, conflitti generazionali e dinamiche interpersonali, la scena sociale, il mutamento di costumi e il soggetto politico femminile.

Poi, c’è una piccola nota personale: come scrittrice, come donna italiana, sono fiera di una autrice di grande spessore in un panorama letterario e cinematografico che si appiattisce sulla televisione e sulla sua grande superficialità e che pretende di confondere il valore culturale con quello merceologico. Quando si sente vibrare le parole profonde e appassionate di un’autrice di calibro (una tra le rarissime registe italiane, che sa confrontarsi con i diversi media), si sente, si vive la differenza, la necessità che qualcuno ci coinvolga in viaggi introspettivi e concettuali, ci restituisca a noi stessi.

(la foto che ho pubblicato è stata scattata dallo scrittore Sasha Naspini, confuso tra il pubblico)