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Poi ci siamo noi, quelli che scrivono di ragazzi intendo. Per noi è un po’ dura trascurare smart phone e social network, chat, giochi on-line, a meno che non si ricorra a magici mondi medievaleggianti zeppi di draghi e gnomi senza auricolari o tablet.

cabotEcco cosa dice la scrittrice per ragazzi Meg Cabot: “I ragazzi sono velocissimi ad adottare una novità e altrettanto veloci ad abbandonarla appena arriva qualche altra cosa più interessante. Vi ricordate My Space? Mi domando spesso quale popolare piattaforma di scambio di messaggi sarà il nuovo gioco abbandonato di Internet, perciò evito di menzionarne il nome per evitare che il libro appaia troppo datato. Ma confesso di adorare la tecnologia quanto gli adolescenti e non posso fare a meno di guardare alle ultime novità come nuove emozionanti possibilità narrative.”

In effetti, la tecnologia può essere uno spunto narrativo: tweet o whatsup per comunicare tra ragazzi qualcosa di importante, in tempo reale, può appassionare molto a una storia di mistero. Significa anche velocizzare molto il ritmo narrativo, ma questo è già cambiato da tempo, almeno da quando il cinema è diventato il medium di riferimento, sostituendo il teatro e da quando i lettori non hanno più bisogno che si descriva perfettamente una balena per visualizzarla: sanno già cos’è.

 

 

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forsythLe cose sono cambiate in modo rivoluzionario nella trasmissione di informazioni, accessibile a tutti, secondo lo scrittore inglese di best-seller (di spionaggio) Frederick Forsyth ma, “per mio sollievo non sono cambiate tre cose: 1) Le persone con i loro amori e odi, desideri e avidità, forza e debolezza, coraggio e vigliaccheria, sono le stesse. 2) Ai lettori piace sempre  che il buono vinca e il cattivo abbia una fine infelice. 3) E una bellissima storia è sempre una bellissima storia.

Io sono uno sfacciato dinosauro, tendo sempre a una narrativa sostenuta da una trama, con un principio, un proseguimento e una fine che si raggiunge dopo una leggera cadenza accelerata. Mentre per le ricerche, rifuggo dal trovare tutti I fatti on-line, perché molta roba è spazzatura o insufficiente. Le vecchie maniere sono ancora le migliori. Vado a cercare l’esperto che sa tutto sull’argomento e gli chiedo di concedermi un’ora di tempo. Di solito mi fornisce tutto quel che mi serve e a volte qualche aneddotto straordinario che in Internet non troverei mai. Applico lo stesso per i luoghi – persino posti infernali come Mogadiscio. E’ una sgobbata trascinare delle vecchie ossa in giro per il mondo, ma non avrei potuto raccontare la Somalia da seimila miglia di distanza. L’ossessione per l’accuratezza, che deriva dal mio lavoro di anni nel giornalismo, ripaga. Sembra che ai lettori piaccia.”

A giudicare dai numeri, sì, sembra che i lettori apprezzino la precisione, la documentazione, l’ambientazione credibile e viva, i personaggi realistici che senza interviste a “esperti” o a persone vere, non in forum o su chat virtuali,è abbastanza difficile rendere verosimili. Soprattutto, fidandosi solo della rete, si rischiano sfondoni.

atwoodSul New York Times c’è un confronto di opinioni di vari scrittori, interrogati a proposito delle nuove tecnologie e Internet, su come abbiano cambiato (e continuino a cambiare) le forme e i contenuti della narrativa.

Margaret Atwood (nella foto), una delle più importanti autrici di romanzi e racconti sia per adulti che per ragazzi, risponde che il cambiamento, nella letteratura, c’è sempre stato e sempre ci sarà. “Come si fa a spostare un personaggio da qua a là? (Cavallo. Barca. Carrozza. Slitta. Per esempio in Sherlock Holmes. Treno. Carro. Automobile. Aereo.) Come si fa a eliminare un personaggio in modo violento o tramite assassinio? (Pietra. Bastone. Coltello. Bomba. Pistola. Contraffare il GPS in modo che l’auto finisca in mare). Come farli comunicare tra loro? (Segnali di fumo. Tamburi. Scrittura cuneiforme. Rotolo di papiro. Servizio Postale. Telegramma. Telefono. Un buco nell’albero se è una spia di John Le Carré. E-mail. Scrivere sul palmo della mano in modo che i mini-droni non possano vedere o sentire).”

Insomma, gli oggetti e le invenzioni non sono solo d’uso, ma anche di spunto per le storie e possono anche diventare elementi pregnanti per la costruzione della tensione narrativa: se cinquant’anni fa il telefono di “Delitto perfetto” creava suspense squillando, oggi un cellulare sotto un cespuglio, che ripete “lamentosamente l’Overture del Guglielmo Tell” restituisce lo stesso effetto di tensione.

(domani proseguo)