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Un po’ difficile dire che sono stata in vacanza. Visitare un paese diverso, con le sue attrattive (turistiche) ma soprattutto i suoi aspetti contraddittori, con il contatto quotidiano, diretto con la gente, nelle strade e nei locali dove non vanno i turisti, ficcare il naso nel retrobottega, e camminare camminare sempre in mezzo a tutti, non è qualcosa che ti fa essere “vacante”, ma molto presente. E anzi, ti impone di attivare la comprensione e la compassione, per l’umanità che non è mai in vacanza, ma vive sempre seppellita in bugigattoli senza aria e senza sole, o cucina tutto il giorno o pulisce tutto il giorno. Donne e uomini legati alla schiavitù di un lavoro che non li ripaga mai, non permette loro di essere anche soltanto un po’ liberi.

donna velataE scusate se non credo alla fiaba che ogni tanto sento dire della donna islamica che comanda ed è padrona. Forse in casa e forse se è molto ricca. Io tutte queste signore intabarrate in semplici e poveri abiti lunghi fino ai piedi, con il foulard, con le ciabatte ai piedi (alcune in chador come in questa foto, se riuscite a distinguere la sagoma seduta in un giardino di cactus) non le ho viste padrone di niente, né ho visto donne nei negozi o tenutarie di locali, né di alberghi (l’unica era una signora francese). Invece le ho viste in cucina, spellare polli, pulire, lavare panni, impastare e friggere nelle friggitorie, e nei ristoranti mai servire a tavola, quello lo fa l’uomo. Le ho viste con i bambini, fare le mamme, le nonne, imboccare bambini anche grandi a tavola, sempre ripiegate verso qualcuno, mai in posizione eretta, a testa alta. Se questo è comandare, è avere potere, come mai gli uomini non ci tengono ad averlo? Poveretti, loro preferiscono, come ho visto, brigare, maneggiare mazzette di soldi, discutere, giocare a biliardo o guardare la partita in tv rigorosamente tra uomini nei bar. Umilmente si piegano a governare e gestire l’economia, il commercio, la scuola, la religione, per lasciare che le donne possano comandare il niente.

 

Fes5Un nuovo Dante potrebbe prender ispirazione qui, in queste strade di Fes, per scrivere la Commedia, l’umana e divina commedia della vita, contrassegnata dalla fatica, e scandita dal richiamo alla preghiera dei muezzin dai minareti.

Ecco le bolge dei conciatori di pelle, a cielo aperto, che noi turisti veniamo a fotografare, impressionati, imbarazzati, sconcertati, alcuni con i nasi coperti dai fazzoletti per i Miasmi che salgono, e adesso siamo in inverno, dunque in estate deve essere tremendo, con contorno di mosche. Eppure, sono gli stessi lavoratori che ti invitano a farti un giro sulla terrazza e guardare, fare foto. Un modo come un altro per avere una mancia o vendere i prodotti o tutte e due le cose insieme. Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole.

Fes4In alto, la visione del cielo inondato dal sole che non penetra fino nelle stradine strette, fin giù nelle bolge. Sole dorato come nelle pale del Trecento di Dante, che abbellisce persino i tetti rovinati, le terrazze che preferiscono ospitare antenne anziché giardini, le antenne che portano ai dannati le immagini di mondi scintillanti e popolati dalle divinità dei nostro tempo, effimere e fatue, lontane e glorificate a volte più di qualsiasi santo o del Dio che si prega e si teme ma non si desidera, non si lascia che espanda compassione e bellezza.

FesEccomi a Fes, città racchiusa dentro magnifiche mura, e stesa sulle colline. Se si passa tutto il giorno dentro la Medina e il suo souk, si vede come il mercato gira continuamente intorno allo scandire delle diverse ore giornaliere: la mattina arrivano banchetti e venditori ambulanti di frutta, verdura, uova, animali vivi, che peraltro sono scannati sotto i vostri occhi (galline e polli, ovviamente, non animali più grandi, quelli sono già macellati ed esposti sulla strada), passano i carretti dei fornitori che qui usano soprattutto gli asinelli, caricati fino all’inverosimile.Fes2

Verso l’una aprono le friggitorie, arrivano i banchetti di pane, spuntano spiedini, davanti ai ristoranti si attivano i procacciatore di clienti e si sollevano fumi di carni arrostite, bollite, stufate. Quasi tutti i piatti sono a base di carne, così non faccio che mangiare cous cous vegetariano e panini.

Nel pomeriggio, quando arriva la gran massa della gente, spuntano i venditori di dolcetti, frutta, e alle quattro e mezza si friggono gran frittelloni, un po’ come da noi si preparano i bomboloni. Verso le sei, i commercianti di stoffe e scarpe, mercanzia stabile si acquietano, sembrano considerare la giornata finita, cala la sera e la gente se ne va di corsa verso i parcheggi di auto e bus. Siamo in inverno, e il mercato chiude.

il mercato è tutto, si sta sempre qua. Parrucchiere, estetista, hammam, barbiere, sarti, son tutti qua, qua c’è il forno dove le donne vanno a cuocere il pane, ci sono tutti i mestieri, c’è la moschea, la scuola, tutto.

Fes3I grandi spazi, come le piazze, per esempio, quando ci sono diventano anch’esse un mercato di roba accatastata per terra, ed è triste vedere una scalinata tutta rotta, dove a malapena si possono mettere i piedi, che porta a una terrazza che sarebbe magnifica, con vista sulla città, se non fosse così mal tenuta.

chissà se verrà un tempo in cui la città sarà curata, pulita, magari senza l’assieparsi di parabole su tetti e terrazze in rovina. I turisti vengono, stanno un paio d’ore, comprano souvenir, contrattano, e se ne vanno. Dietro le viuzze intricate e vive, dietro i colori e lp bellissime porcellane, ci sono luoghi come questo magazzino di pelli e lana.Fes4

GalloDa qualche parte ho letto che Rabat non sembra una vera capitale. In effetti non ha le caratteristiche da metropoli né la cura che di solito si riserva alla città più importante di un paese. Abbastanza sporca, trascurata, con le strade della Medina sconnesse, ecco come appare dall’alto, con la selva di parabole e anche un gallo che razzola su una terrazza.

i luoghi chimagee i turisti visitano arrivando in pullman, lasciano una bella impressione: il mausoleo di Maometto, la torre Hassam, la necropoli su cui nidificano le cicogne ( non so se sarebbe entusiasmante per esempio nella necropoli di Tarquinia), ma dietro le quinte c’é un’umanità misera, che si arrabatta per vivere. Se non si è provvisti di guida pagata dai tour operator, difficilmente si sfugge alle sedicenti guide lcali, che ti agganciano e chiedono mance spropositate, perchè è ovvio, siamo europei vacanzieri e ricchi.

Difficile rendersi conto che dietro l’hammam c’è qualcuno che getta segatura in una fornace in continuazione, non un meccanismo elettronico che probabilmente costa di più. Tutti i mestieri più umili sono svolti da donne velate e silenziose, nessuna che sorride, tutte con stampata fin faccia la rassegnazione millenaria di chi nasce donna e povera in paesi dove le donne, per essere autonome, bisogna siano ricchissime, principesse, come succedeva nelle fiabe.

Cicogne  Buon primo dell’anno con le cicogne che abitano nella necropoli di Chella, a Rabat!

Nessun  botto ieri sera, pare che qualche festa ci sia stata in case private o discoteche.

Per quanto mi riguarda ecco il mio Capodanno versione marocchina:

la band:

Suonatore

il dessert:

Frutta

il locale:

Ristorante rabat

 

 

Buffo festeggiare il nuovo anno in Marocco, dove ovviamente non si festeggia, almeno così mi dicono, vediamo stasera se ci sarà qualche botto dalle case francesi o americane o spagnole sparse per la città di Rabat, dove mi trovo ora.

Street food

Eccomi a pranzo oggi: come si vede prediligo locali di un certo livello… Be’ si può dire una delle migliori zuppe di legumi mai mangiate. Tra l’altro queste specie di baracchini di strada hanno crepe buonissime, servite con miele, panini caldi (pita) e certe pagnottine di semolino chiamate “harsha” squisite, anche se un po’ inzeppanti. Bisogna bere il té alla menta e vanno giù che è un piacere!

Buon Cenone di Capodanno!

Eh, che nostalgia del bel cielo azzurro e della luce dorata del Marocco!

IMG_0732Non avrei mai immaginato di passare una vacanza tanto piacevole, in un paese dove le persone sono cordiali e gentilissime, sorridenti, premurose, dove la cucina è ottima e i paesaggi incantevoli. Per non dire dei “riad”, le case dove ho alloggiato, silenziosissime, pulitissime, arredate con gusto, e con terrazze panoramiche sui tetti delle città. Questa foto l’ho scattata dalla terrazza della Maison du Tresor dove ho dormito per 4 notti. E’ una casa-torre bellissima, arredata con gusto impeccabile dal proprietario, lo scenografo italiano Antonio Pirani che vive a Marrakesh da molti anni.

essaouiraCe ne sono molti, di nostri connazionali, che vivono e lavorano in Marocco. Per esempio, Alberto Leone e sua moglie Serafina, che organizzano viaggi per gli italiani (www.babelmaghreb.com) con una formula per me ideale: prenotazione di “riad” e di spostamenti, poi massima libertà di movimento (insomma, niente intruppamenti negli odiosi pullman né alloggi negli hotel internazionali spesso fuori del centro, anonimi e con i pranzi a buffet). Grazie ad Alberto, ho potuto apprezzare l’ospitalità e l’atmosfera delle città marocchine.

Tornare nella pioggia e nell’umido è abbastanza triste, anche se ho sempre un po’ il conforto di vivere a Firenze.