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Archivi tag: Pier Paolo Pasolini

pasoliniMi è sempre sembrato così noto e familiare, Pasolini, così presente con la sua bella faccia, oltre che con le sue indimenticabili osservazioni, le poesie e gli articoli, i libri, i film, che non mi sono accorta che, da quando ero ragazza e tutti parlavano di lui, a oggi, la coltre del tempo la ha nascosto, lo ha fatto sparire nella confusione di chiacchiere che ci ostiniamo a chiamare informazione e persino cultura, e che insomma per i giovani, per i ragazzi che sono nati vent’anni dopo la sua morte, quest’uomo non esisteva nemmeno, non diceva più niente.

mostra pasoliniPeccato, perché quel che è stato scritto quaranta, cinquanta anni fa è ancora attuale e commuovente. Dunque, ben vengano mostre come quella di Roma, al Palazzo delle Esposizioni, che ripercorrono gli anni cruciali dell’affermazione di Pasolini come artista, intellettuale, poeta e cineasta, figura tormentata e indomita tra persecuzioni e accuse e censure, intellettuale di un’epoca che non esiste più, forse l’ultimo intellettuale, perché oggi nell’età dell’effimero e dell’insensato, chi come lui esplorava l’esistenza nella profondità e nelle contraddizioni del senso, è più che mai marginale, è del tutto emarginato.

PasoliniRoma_copertinaLa mostra dura fino al 20 luglio, ma chi non potesse andare di persona, può procurarsi il bellissimo ed esauriente catalogo, dove ancor meglio si può soffermare su tutti gli scritti, di tale forza e bellezza che suscitano meraviglia e gratitudine, e commozione. Vi garantisco: anche ai ragazzi del nuovo Millennio.

Ho letto con passione il libro di Emanuele Trevi, Qualcosa di scritto (Ponte alle Grazie 2012): non riuscivo a smettere. Eppure, non è esattamente un romanzo, come segnala la dicitura in copertina. E’ qualcosa di meno definibile, una via di mezzo tra il saggio, una narrazione autobiografica, un atto di amore per la letteratura del Novecento, quella di un’era tramontata forse proprio con Pier Paolo Pasolini, che Trevi giustamente definisce l’ultimo dei “moderni”, di quelli cioè che sperimentarono forme letterarie nuove, prima che tutta la letteratura si condensasse nella narrazione, soprattutto narrazione di genere, per intrattenere un pubblico sempre meno esigente, e più desideroso di evasione.

Il libro si incentra su Pasolini (che bella la foto di copertina!) e in particolare sull’ultimo libro, Petrolio, inconcluso, pubblicato molti anni dopo la morte e per molti illeggibile. Un libro sul quale, come per gli esplosivi, bisognerebbe scrivere “maneggiare con cura”, e con una cura quasi amorosa l’autore lo tratta, fornendoci chiavi di lettura profonde, legate alle intuizioni artistiche di Pasolini, al suo percorso intellettuale ma soprattutto biografico. Ripercorrere quella vita, quei sentimenti, quell’atmosfera, quella cultura, è una vera boccata d’ossigeno nell’asfissia culturale attuale, dove tutto è diventato così microscopico, a misura di ombelico di ciascuno. Ma Trevi ti cattura con maestria, con profondità, con sincerità, con una scrittura ammaliatrice. Alla fine, ho letto persino tutte le note e ho riletto avidamente alcuni passi.

C’è poi un altro motivo per il quale questo libro mi pare bellissimo, fulminante ed è il ritratto di Laura Betti, la vestale del Fondo Pasolini dove il giovane Trevi studiò per un anno, raccogliendo le interviste per farne una pubblicazione. Definita con tutte le ragioni la Pazza,  questa obesa, cattiva, sadica Betti spadroneggia nelle stanze, tiranneggia i giovani studiosi, disprezza tutto e tutti, macerata dalla propria infelicità. Mi sono venuti i brividi: anch’io, in un’altra città, in un altro “fondo” bibliotecario mi sono trovata con una persona disturbata, tirannica, ossessiva, una madre cattiva sempre pronta al rimprovero, alla denigrazione, alla minaccia. Al contrario della bulimica Betti questa era sempre a dieta e soffriva di insonnia. Ma sempre strega era. Evidentemente le Pizie della cultura, chiuse sempre in luoghi tetri come l’antro di Apollo, sono fatte così per atterrirti, e farti capire se davvero una vocazione a scrivere ce l’hai.

 

Ma no, non mi imbarazza recensire un volume dove c’è anche un mio contributo. Si tratta di Attenzione ciclisti in giro a cura di Marco Pastonesi e Fernanda Pessolano (Ediciclo).

Prima di tutto perché è un volume sulla bicicletta, e tutto quel che può servire ad incentivare l’uso della bicicletta è benvenuto.

Secondo, perché è un libro della simpatica casa editrice Ediciclo, che con passione e competenza lavora da anni su testi, narrativi oltre che divulgativi, che girano intorno al ciclismo e alla cultura ciclistica. Anche per questo volumetto, la grafica è assai curata, di grande impatto visivo.

Inoltre, perché i contributi sono veramente tanti per altrettanti temi, alcuni di facile connessione, come musica e bici (chi non conosce la canzone “Bartali”?) e anche viaggi, scrittori, ciclismo, città, ma… Pasolini? Bene, scopriamo che da giovane in bici andava a insegnare, viaggiava, macinando centinaia di chilometri, finchè, a Roma, Fellini non gli regalò la 600.

Ricchissimo di bibliografie (non a caso la curatrice Pessolano è animatrice di percorsi di lettura ed espositivi), il libretto ci mostra come della bicicletta, a differenza di altri sport, non si occupano solo giornalisti sportivi o ciclisti, ma tutti: grandi e, come è toccato raccontare a me, piccini.