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Archivi tag: Storia delle donne

sta zittaCapita spesso di sentirselo dire, che il femminismo è roba del passato e che le femministe sono ormai acide signore di mezz’età se non addirittura anziane, che stanno lì a rimestare livore contro gli uomini. Perché insomma, oggi le donne, s’intende occidentali anzi europee e quindi anche le italiane, possono fare tutto quel che vogliono, sono libere e totalmente pari agli uomini. Che c’entra, se ne ammazza ancora un po’, ma son casi di cronaca nera…

E allora leggete un libretto snello (anche se non proprio agile, perché s’addentra nelle leggi di sessant’anni di vita repubblicana italiana) scritto da un uomo (non dalla solita femminista di cui sopra), il giornalista Filippo Maria Battaglia, che in “Stai zitta e va’ in cucina” (Bollati Boringhieri) ci racconta la storia della cosiddetta emancipazione femminile dello scorso secolo, fino ai nostri anni. Un’emancipazione ostacolata in tutti i modi dagli uomini, pur democraticissimi e pieni di premura verso i ceti più deboli, pronti a immaginare rivoluzioni e grandi rivolgimenti sociali, purché non fossero di genere, perché le donne hanno sempre infastidito, provocato, distratto, seccato i manovratori, i grandi pensatori, e anche i veri rivoluzionari.

Sono cose vecchie, si dirà, del passato remoto. Peccato che ancora oggi non si abbiano che occhi per la linea o il look della parlamentare e della ministro, si commenti “ma non ha una famiglia, quella, che sta sempre in Parlamento?”perché si sa che la vera donna si realizza in casa, con marito e bambini. Non parliamo poi delle quote rosa che fanno orrore anche alle donne che sono state elette proprio grazie a una legge che doveva semplicemente ripianare un terribile gap, altrimenti insanabile, tra la presenza femminile e quella maschile nei palazzi del potere come nelle grandi aziende. “Grazie” alle quote rosa, oggi l’Italia è soltanto 37° nella classifica mondiale sulla parità di genere in politica.

marainiCi sono donne che segnano i tempi con il loro lavoro, la loro coscienza, lo studio, l’osservazione, l’analisi, la lucidità. E’ il caso di Dacia Maraini, scrittrice (di romanzi, racconti, testi teatrali, articoli, saggi, interviste, poesie), figlia e nipote di scrittori, come ha ricordato ieri in una libreria affollatissima (la RED di Firenze, dove è stata intervistata dai giornalisti Laura Montanari e Fabio Galati): suo padre, l’indimenticato Fosco Maraini, e sua nonna inglese Yo Crosse Pavlowska, che nel primo decennio del Novecento viaggiava e scriveva, come alcune importanti scrittrici britanniche facevano all’epoca.

vitamarainiEra anche giusto che Dacia Maraini raccogliesse parte della sua vita in forma di libro, attraverso l’intervista condotta da Joseph Farrell e appena pubblicata da Della Porta in un libretto intitolato La mia vita le mie battaglie. “Io la penso come Bergson” dice nel libro, “quando dice che la memoria è la nostra coscienza“, facoltà indispensabile per chi scrive e, come lei, ha iniziato giovanissima, incontrando poi il celebre compagno con cui ha passato una vita letteraria, di grandi viaggi e di scrittura, e cioè Alberto Moravia.

Memoria, fantasia e storia sono importanti per uno scrittore” dice ancora nel libro-intervista, e ha confermato ieri in pubblico, spiegando che lei parte sempre da un personaggio, che la guida nella narrazione, procedendo senza sapere come finirà, proprio come un viaggio un po’ avventuroso, un po’ misterioso, che immaginiamo svolgersi in un modo, e invece sa riservarci sorprese. Passione per la scrittura, rigore nello studio e nella preparazione, ricerca, approfondimento, sono gli aspetti del mestiere che Maraini ci restituisce e che possono aiutare ad orientare chi voglia cimentarsi nella scrittura come conoscenza, oltre la superficialità del già noto e l’autoreferenzialità del proprio io.

ChiaraA proposito di donne e di storia delle donne, stamani ho letto d’un fiato l’ultimo libro di Dacia Maraini, Chiara di Assisi (Rizzoli, copertina stupenda). Magari l’inizio lascia un po’ perplessi, con questo scambio di mail tra la scrittrice e una lettrice che si chiama Chiara e la sfida a scrivere e approfondire la personalità della santa di Assisi. Però è interessante capire anche come nascono certe idee, i percorsi di approfondimento, nella testa e nel cuore degli autori. La Maraini usa la strategia epistolare, tra una presunta studentessa, probabilmente il personaggio, e la scrittrice, incitata a studiare e raccontare, quel che la scrittrice farà in forma diaristica nella parte successiva del libro.

Non si tratta di un romanzo, ma la scrittura è letteraria e da romanzo. Non è proprio una biografia, perché Maraini ripete più volte che già Chiara Frugoni ne ha scritta una bellissima sulla santa di Assisi. Invece, Maraini delinea la personalità di Chiara inserendola nel panorama più ampio della condizione femminile del Medioevo, nella negazione del corpo e del pensiero femminile, nella repressione operata per secoli dalla Chiesa con i suoi più importanti teologi e padri, per cui la scelta monastica poteva essere anche rifugio, libertà dalla schiavitù femminile, e disobbedienza alla legge dominante del patrimonio e dello scambio delle merci tra i quali la donna.

Un appassionante viaggio nel passato svolto con la volontà di conoscere e capire comportamenti, usanze, vite tanto diverse e difficilmente paragonabili alla modernità occidentale, all’enorme cambiamento avvenuto negli ultimi cinquant’anni di storia femminile, che può aiutare molte giovani donne a sapere, ricordare il percorso di emancipazione e a vedere una santa da un’ottica differente da quella soltanto religiosa, ma storica, sociale e culturale.