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Archivi tag: Storia italiana

Schermata 2018-01-18 alle 09.34.14Tra i grandi piaceri dell’amicizia ormai ventennale con Lia Levi, c’è quello di poter leggere i suoi romanzi in anteprima. Questo suo nuovo lavoro, frutto di grande ricerca e impegno dello scorso anno, mi ha specialmente coinvolta e commossa. E’, sì, una storia che ci ricorda la persecuzione antisemita, il Fascismo, la guerra, ma è soprattutto il romanzo di relazioni e sentimenti all’interno di una famiglia che se è molto diversa da quelle di oggi, perché è passato un arco di tempo impressionante, oggi dilatato dall’imperio tecnologico, per altri aspetti contiene somiglianze nel rapporto genitori-figli, nelle piccole competizioni familiari, che restano intatti, impenetrabili ai salti sociali ,frutto di grandi invenzioni che incidono negli usi ma non nei sentimenti.

Così il bambino “piccolo genio” su cui la madre riversa aspettative di gloria, ha il corrispettivo con i tanti bambini che fin da piccoli sono incaricati di primeggiare e avere successo nel mondo di oggi così narcisista e avido di visibilità e di denaro. Quando poi il “genietto” si rivela più normale, più fragile, la delusione è irreparabile e porta quasi a una sorta di lutto personale. E’ il destino di Alessandro, bambino che arriva tardi in una famiglia senza altri figli, dove perciò si trova vezzeggiato dai genitori dal nonno e dagli zii, e in cui appare come un piccolo sole pieno di qualità, la principale di essere bravissimo negli studi e di saltare le classi fino ad arrivare di corsa al liceo, dove la sua volata subisce un arresto per la disperazione della madre molto ambiziosa.

Presto però i problemi saranno altri e assai gravi: bisogna organizzare una fuga, nell’Italia capitolata e occupata dai nazisti, dove tutti gli ebrei che finora si sono sentiti minacciati ma non in estremo pericolo, prendono coscienza di non avere più scampo. La fuga prende perciò le tinte di altre fughe cui assistiamo oggi: le frontiere si chiudono, non ci sono permessi né protezione né accoglienza, e soltanto alla fine di un viaggio pieno di incertezze padre madre e figlio trovano rifugio in Svizzera.

Questa la storia che però è soltanto il filo narrativo di un romanzo scritto con maestria, con la forza evocativa di frasi pregnanti, con la capacità letteraria di scavare negli animi dei personaggi e mostrarne ombre e luci, con la libertà narrativa di dare corpo a una scrittura più articolata e ricca, e non succube della trama. Si legge e si rilegge, questo libro, come con i grandi romanzi di altri tempi, dei tempi letterari di Natalia Ginzburg, di Anna Maria Ortese, quando i lettori provavano il piacere della lettura dalla bellezza della scrittura.

 

 

 

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maldifiume“Ho smania di conoscere e di viaggiare”, scrive Simona Baldanzi in questo piccolo gioiello letterario, un percorso lungo il fiume Arno che è viaggio personale, nei luoghi familiari, vicini, tra la propria gente, eppure è anche un’esplorazione di altrove, di un’umanità che l’autrice ascolta con stupore e curiosità, è un tentativo di cogliere le trasformazioni e di comprenderle, proprio dietro casa, dove pensi di sapere tutto, di avere chiara la situazione.

Maldifiume, pubblicato con Ediciclo, una casa editrice che ha fatto del viaggiare in bicicletta e a piedi il suo tema portante, è un racconto che ci propone certo di percorrere l’Arno dalla sorgente alla foce, ma è soprattutto una narrazione che sa miscelare storia, richiami letterari, suggestioni antiche, riflessioni contemporanee, che ci conduce tra persone che vivono accanto al fiume in mestieri nuovi, ci ricorda le “pietre miliari” del corso d’acqua toscano, che ha distrutto ponti e città nei secoli, e soprattutto sa descrivere un ambiente naturale, semplice e vivo, tra foreste secolari del Casentino e paesi, tra frange di periferie e orti, dune, reti da pesca.

“Camminare lungo il fiume fa bene” dice Simona, non solo alle gambe e al fiato, ma alla conoscenza, all’ascolto, al cambiamento. “Vai e pensi più disteso, come l’acqua.”

sta zittaCapita spesso di sentirselo dire, che il femminismo è roba del passato e che le femministe sono ormai acide signore di mezz’età se non addirittura anziane, che stanno lì a rimestare livore contro gli uomini. Perché insomma, oggi le donne, s’intende occidentali anzi europee e quindi anche le italiane, possono fare tutto quel che vogliono, sono libere e totalmente pari agli uomini. Che c’entra, se ne ammazza ancora un po’, ma son casi di cronaca nera…

E allora leggete un libretto snello (anche se non proprio agile, perché s’addentra nelle leggi di sessant’anni di vita repubblicana italiana) scritto da un uomo (non dalla solita femminista di cui sopra), il giornalista Filippo Maria Battaglia, che in “Stai zitta e va’ in cucina” (Bollati Boringhieri) ci racconta la storia della cosiddetta emancipazione femminile dello scorso secolo, fino ai nostri anni. Un’emancipazione ostacolata in tutti i modi dagli uomini, pur democraticissimi e pieni di premura verso i ceti più deboli, pronti a immaginare rivoluzioni e grandi rivolgimenti sociali, purché non fossero di genere, perché le donne hanno sempre infastidito, provocato, distratto, seccato i manovratori, i grandi pensatori, e anche i veri rivoluzionari.

Sono cose vecchie, si dirà, del passato remoto. Peccato che ancora oggi non si abbiano che occhi per la linea o il look della parlamentare e della ministro, si commenti “ma non ha una famiglia, quella, che sta sempre in Parlamento?”perché si sa che la vera donna si realizza in casa, con marito e bambini. Non parliamo poi delle quote rosa che fanno orrore anche alle donne che sono state elette proprio grazie a una legge che doveva semplicemente ripianare un terribile gap, altrimenti insanabile, tra la presenza femminile e quella maschile nei palazzi del potere come nelle grandi aziende. “Grazie” alle quote rosa, oggi l’Italia è soltanto 37° nella classifica mondiale sulla parità di genere in politica.