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maldifiume“Ho smania di conoscere e di viaggiare”, scrive Simona Baldanzi in questo piccolo gioiello letterario, un percorso lungo il fiume Arno che è viaggio personale, nei luoghi familiari, vicini, tra la propria gente, eppure è anche un’esplorazione di altrove, di un’umanità che l’autrice ascolta con stupore e curiosità, è un tentativo di cogliere le trasformazioni e di comprenderle, proprio dietro casa, dove pensi di sapere tutto, di avere chiara la situazione.

Maldifiume, pubblicato con Ediciclo, una casa editrice che ha fatto del viaggiare in bicicletta e a piedi il suo tema portante, è un racconto che ci propone certo di percorrere l’Arno dalla sorgente alla foce, ma è soprattutto una narrazione che sa miscelare storia, richiami letterari, suggestioni antiche, riflessioni contemporanee, che ci conduce tra persone che vivono accanto al fiume in mestieri nuovi, ci ricorda le “pietre miliari” del corso d’acqua toscano, che ha distrutto ponti e città nei secoli, e soprattutto sa descrivere un ambiente naturale, semplice e vivo, tra foreste secolari del Casentino e paesi, tra frange di periferie e orti, dune, reti da pesca.

“Camminare lungo il fiume fa bene” dice Simona, non solo alle gambe e al fiato, ma alla conoscenza, all’ascolto, al cambiamento. “Vai e pensi più disteso, come l’acqua.”

baldanziSe dici Mugello in giro per l’Italia, molti dicono: “circuito”, parlando dell’autodromo piuttosto famoso. Qualcun altro arriva anche a dire “Outlet di Barberino”, perché ha visitato quel villaggio finto rinascimentale dove si vendono griffe, altri più informati dicono “Diga del Bilancino”, per l’invaso che anni fa fece molto parlare di sé, oppure “cantieri dell’alta velocità” per il traforo lungo oltre 70 km sotto la pelle delle colline preappenniniche, che appunto contraddistinguono questa zona della toscana scelta da Simona Baldanzi per raccontarcela attraverso un lungo itinerario di trekking in “Il Mugello è una trapunta di terra” (Laterza 2014)

Simona però non è una guida sportiva, non ha intenti turistico-sportivi, né storiografici o artistici. Ci ricorda, sì, che Giotto nacque nel Mugello, a Vicchio, ma non ci propone la camminata soltanto per rimirare paesaggi dolci e silenziosi, invece ci ricorda una storia più recente che diventa emblematica della storia sociale italiana: la storia di una terra in cui abitavano contadini e allevatori, in cui insegnò don Milani (a Barbiana), e che si riempì di piccole e grandi fabbriche per cinquant’anni, fino all’esaurirsi del boom industriale e manifatturiero italiano e languire oggi in una crisi che ci si affanna a sperare “passi” come una lunga siccità.

Il racconto autobiografico dell’infanzia e dell’adolescenza si mescola con la storia del paesaggio in cui Simona è nata e cresciuta e dove, “per non essere da meno” di cittadini che (illusoriamente) si suppone siano più colti e preparati, più aperti e raffinati, un professore spiegava ai ragazzi la letteratura e l’arte, li trascinava a vedere musei e a sentire conferenze, a dimostrazione che scrittori non si nasce, si diventa e anche osservatori attenti e pensosi si diventa con l’educazione, la dedizione, la nutrizione culturale, in una parola: la buona scuola.

patriziaIeri sera, la bibliotecaria Patrizia (Biblioteca di Scandicci) che qui vedete in foto, ha fatto una piccola festa per salutare gli amici. Dai prossimi giorni infatti andrà in pensione, dopo averci regalato una presenza dolce, simpatica, materna, allegra, caratterizzata da uno splendido sorriso che tutt’ora la contraddistingue. Una bambina che sognava di fare la bibliotecaria e lo ha fatto con gioia e creatività.

Patrizia ha interpretato perfettamente un ruolo di bibliotecaria dedicata ai giovani, ai bambini e ai ragazzi, aggiornandosi e cercando di conquistarne quanti più poteva alla lettura. Un compito che una minoranza di operatori, insegnanti e bibliotecari, continuano a perseguire, benché tutto il resto degli italiani si sia arreso, fatuamente illudendosi che le nuove tecnologie e il digitale sostituiranno gli odiati testi, i libri, che costringono a fare un piccolo sforzo, a pensare. Così, oltre al paese più ignorante e analfabeta d’Europa, presto saremo anche il paese più arretrato nell’uso di prodotti digitali che bisogna pur leggere.

Patrizia ha lavorato in decenni (dalla fine degli anni 70 a oggi) in cui la biblioteca ha compiuto un grandissimo cambiamento: da luogo chiuso, spesso buio e polveroso, a spazio aperto, bello, vissuto, amato dai cittadini piccoli e grandi, promotore di incontri, progetti cittadini, idee, formazione, cultura. Per buona parte del territorio italiano, le biblioteche quello sforzo di mutare corpo lo hanno fatto, soprattutto grazie all’anima di chi con molta passione vi lavora.

Si frana da tutte le parti. Invece di continuare a frignare e poi scordare, sarà meglio rinforzare quei beni solidi che ancora ci sono: le biblioteche, le scuole. I cittadini onesti, migliori non s’inventano, si formano.

 

Quaranta scrittori toscani riscrivono il Decameron attraverso cento novelle moderne, guidati da Marco Vichi che introduce e compone la tessitura che unisce storia a storia: ecco il Decameron 2013, appena pubblicato da Felici, che sarà presentato giovedì 30 maggio al Caffé Letterario Le Murate di Firenze alle 18,30. Un’occasione per celebrare i 700 anni della nascita di Boccaccio, ma anche per parlare di oggi attraverso l’angolo visuale di un collettivo di scrittori di varie località toscane e di diversa esperienza ed età. Sono molto contenta di far parte di questo bellissimo progetto letterario. Vi aspettiamo!

decameron invito firenze

mazzettiIn occasione della Giornata della memoria, anticipando di un paio di giorni, venerdì scorso si è tenuto a Massa Marittima un incontro con una donna speciale, splendida: Lorenza Mazzetti (nella foto al centro, tra la sottoscritta e il vicesindaco e Assessore all’Istruzione Luana Tommi, di fronte la direttrice della Biblioteca, Roberta Pieraccioli), regista e scrittrice, che ha testimoniato in un suo libro, Il cielo cade, la sua storia durante la seconda guerra e i rastrellamenti nazisti.

cielo-cadeRimasta orfana di entrambi i genitori, Lorenza fu affidata con la sorellina alla zia paterna, sposata con Robert Einstein. Famiglia ricchissima, sofisticata, intellettuale, insieme ad amici tedeschi artisti si era rifugiata nella villa di Rignano sull’Arno, ma quando passarono le truppe tedesche, che si insediarono in villa, l’ebreo tedesco Einstein non poté sfuggire all’occhio delle SS. Riparato con i partigiani sulle montagne, Robert si salvò, ma sua moglie e le figlie furono trucidate sotto gli occhi delle cuginette, Lorenza e la sorella.

Si rinnova lo strazio di una storia orrenda, testimoniata questa volta da una ragazzina che ha vissuto la distruzione totale della sua famiglia, per la guerra e per l’antisemitismo. E direi che sono toccanti le pagine dedicate a questo zio così gentile e generoso, che aveva accolto le bambine in casa come figlie, senza esitare. Il film che ne era stato tratto, nel 1996, tratteggiava ugualmente l’umanità, la gentilezza, l’accoglienza di questi tedeschi ebrei o dissidenti, quelli che avevano creato una delle nazioni più colte e raffinate del mondo, inghiottita nel buio del nazismo.

Il libro, pubblicato nel 1961 da Garzanti, era però stato rifiutato da molti editori, che lo trovavano poco interessante, e poi scritto dal punto di vista di una bambina, dunque forse poco serio. Fu Zavattini a presentarlo a Garzanti e a farne un piccolo caso editoriale. Nel 1993, Sellerio ha ripreso il testo e lo ha pubblicato nella collana “La memoria”, com’è doveroso, arrivando alla quattordicesima ristampa, meritatissima, per un libro molto bello, che si presta alla lettura di tutti. Un tempo si diceva grandi e piccini, io direi ragazzi di ogni età.

Se qualcuno passa le vacanze nella costa toscana o sul Monte Amiata, non perda la mostra Ordinary World su Andy Warhol e Keith Haring organizzata in sei musei della provincia grossetana:

Il curatore del percorso è Maurizio Vanni, poliedrico critico d’arte e direttore del museo di arte contemporanea di Lucca (Lu.C.C.A.) che propone anche un “living talk show & performance”molto coinvolgente e divertente.

Ieri sera ho avuto la fortuna di seguire il primo di questi interventi alla Pinacoteca di Follonica (GR). Dopo una performance di Paolo Buggiani (un arzillissimo, vulcanico artista ottantenne che, indossata una corazza e una maschera da caimano, ha inforcato una bicicletta che sparava fuoco e ha pedalato per la piazza davanti alla galleria), Maurizio Vanni ha illustrato l’arte e la vita di Andy Wharhol e di Keith Haring, in forma narrativa e dialogata, con una psicologa e con… Andy Warhol, intervenuto di persona, dopo aver seguito per una buona mezz’ora la presentazione seduto sulla sua famosa sedia elettrica.

Del resto, se Keith Haring venne a Pisa e realizzò un magnifico graffito, chi dice che da morto Warhol non possa venire in Maremma?

Per le informazioni: www.museidimaremma.it