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vanstratenNon è facile incontrare, in un romanzo italiano, un bibliotecario come protagonista e io narrante. Capita spesso nella letteratura americana, per ragazzi e adulti, forse per la consuetudine del pubblico (e degli scrittori) con le biblioteche e con queste figure professionali. Così, è interessante che Giorgio van Straten scelga proprio un bibliotecario, il dottor Capecchi, per ricostruire una storia che risale all’ultima guerra e che serba un mistero e naturalmente un grande amore interrotto di conseguenza al mistero e alla guerra nel suo “Storia d’amore in tempo di guerra” (Mondadori).

Titolo da romanzo novecentesco, da Pratolini o Morante, il romanzo sfiora il Novecento postbellico italiano, lo accenna attraverso la figura di un anziano uomo politico che fu uomo di massimo potere e figura chiave dei governi della seconda metà del secolo. Viene subito da pensare ad Andreotti (anche perché è diventata figura emblematica anche per giovani registi come Pif), ma quella mistificazione “cristiana” che giustificava una gestione politica carica di misteri e ombre, compromessi e patti oscuri, era condivisa da una generazione, più che caratteristica di un solo uomo.

A quell’uomo ormai vecchio e disabile, ancora reticente, si alterna la voce fresca, vitale, e dalla memoria brillante, di una donna ebrea che visse negli ultimi anni di guerra e durante i rastrellamenti nazisti di Roma, una giovanile e appassionante storia d’amore con un ragazzo che scomparve, e di cui non si è più saputo nulle per decenni, finché il bibliotecario Capecchi, uomo melanconico e un po’ frustrato, suo malgrado si trova a risolvere il mistero.

Un romanzo del genere si presta bene a suscitare interrogativi, ad approfondire pagine ancora oscure della nostra storia. Lo faremo venerdì alle 17 a Massa Marittima, nella biblioteca Badii, insieme a Giorgio van Straten.

 

 

imageNiente fu come prima è una delle frasi più usate, anche in buoni romanzi che, almeno per me, subiscono con questa locuzione un vertiginoso crollo. Perché niente è mai “come
prima” e gli scrittori lo sanno anche più degli altri, tanto che raccontano storie su quel “prima” che non c’è più.

Per chiarirsi le idee – e anche per commuoversi – consiglio la lettura di “Non è più come prima” (Raffaello Cortina, 2014) dello psicanalista Massimo Recalcati, che seguo già da tempo per il suo interessante percorso lacantiano sul desiderio “desiderante” nelle relazioni familiari e amorose. In questo libro, Recalcati si focalizza sulla coppia, sulla promessa d’amore “per sempre” che sembra quasi d’altri tempi, in una società che ha esteso l consumismo vorace a tutto, anche agli affetti più profondi.

“l’amore apre sempre un nuovo mondo e questa apertura, in cui consiste la verità dell’amore, rifonda l’esistenza, la fa nascere un’altra volta” scrive Recalcati, ricordandoci che “non è più come prima” è concetto proprio dell’amore che non è mai garantito, ma si rinnova ogni volta nella promessa e nel desiderio.

Certo, affermare con passione e competenza da terapeuta l'”eternità” dell’amore di coppia in un mondo che proclama la relatività dei rapporti e anzi inneggia al libertinismo, è coraggioso. Considerando che, da analista, Recalcati mette in guardia dall’idealizzazione e dal narcisismo che l’amore può scatenare.

avalloneBellezza di nome e di fatto è la protagonista dell’ultimo libro di Silvia Avallone, Marina Bellezza. Volete qualche dato? Eccolo qua: una “ragazza bionda, alta un metro e settantacinque, di una bellezza innata pari alla furia di un uragano, con tutti gli uomini ai suoi piedi”. Caspita. Magari uno potrebbe spiegarmi cos’è questa bellezza “innata pari alla furia di un uragano”: bellezza o orrore?

Sinceramente sono perplessa nella lettura di questo romanzo, mi piacerebbe sentire cosa ne pensano le giovani lettrici. Magari loro saranno entusiaste di questo romanzo, dove Andrea il ricco ha amato Marina la Bellezza quando erano piccoli e “si erano amati, menati, odiati, baciati per sei anni” come in una canzone di Celentano. E’ scritto proprio così, come pezzi di canzone melodica, con qualche incursione cruda alla Tarantino, come il povero cervo preso a calci dai ragazzi che l’hanno investito, e poi chiuso ancora vivo e morente nel portabagagli dell’auto.

Qualcuno mi può dare qualche buon motivo per andare avanti? Guardate che sono partita, come si dice, con grandissimo credito per l’autrice di “Acciaio” che mi era piaciuto e avevo caldamente consigliato. Però a volte scrivendo non si migliora, anzi.

Amor ch’a nullo amato amar perdona

michelamarzanoIn un solo verso (del V canto dell’Inferno) Dante suggerisce molte riflessioni sull’amore. Ci vuole un libro intero alla filosofa e scrittrice Michela Marzano per dirci che: “L’amore è tutto: è tutto ciò che so dell’amore”(Utet,2013).

Tra l’altro, sull’amore si discute anche nel prossimo Festival della Filosofia (a Modena, Carpi, Sassuolo), probabilmente perché l’amore è uno dei temi della filosofia di ogni tempo, che sia platonico, erotico, ideale, narcisistico, passionale, cristiano e via e via. Ma anche perché nella nostra epoca l’amore è termine abusato e utilizzato a sproposito, tanto da depotenziarlo o fraintenderlo, con lo stesso astuto uso manipolatorio che oggi soffrono molti termini-concetto come pace, libertà, giustizia…

Ma dunque, strano già il titolo di questa lunga riflessione sull’amore da parte di Michela Marzano, che sembra ricalcare una canzone di Sanremo. Inoltre, personalmente trovo irritante l’alternarsi di testo narrativo ai testi d’uso digitale come i twitter, che dovrebbero funzionare come aforismi (i primi li ho letti, poi li ho saltati, da come li trovo insopportabili).

Ora, devo confessare che ho avuto una grande ammirazione per il primo libro che Marzano scrisse sulla nuova condizione femminile in “Sii bella e stai zitta”, ma che stavolta sono rimasta quanto meno perplessa. Trovo imbarazzante la parte autobiografica (mi sembrano sempre cose al limite del gossip), e sicuramente più efficace la parte di riflessione filosofica, legata a Cartesio o Lacan. Ma credo che sull’amore abbiano miglior voce in capitolo gli psicanalisti: perché si tratta di esplorare la terra ignota dell’inconscio insieme al regno dell’ego, quando oggi l’amore è troppo spesso illusione se non delirio, e davvero non perdona, né chi è amato né chi non lo è e non sa amare.