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Archivio mensile:novembre 2012

Ecco l’entrata della Fiera del Libro di Campi Salentina (Lecce), dove sono andata venerdì per incontrare i ragazzi delle scuole medie sabato mattina.

Detto così sembra semplice, ma sono viaggi che durano sei-sette ore almeno, considerando tutti gli spostamenti in bus, aereo, macchina. Ma vale sempre la pena sacrificarsi un po’ perché i lettori ripagano di queste piccole fatiche.

I ragazzi della scuola media di San Vito dei Normanni, guidati dall’insegnante di italiano, dopo la lettura di “Lasciatemi in pace!” hanno realizzato addirittura due video-intervista sulla percezione di se stessi e sul recupero di una fabbrica a spazio sociale e culturale. In più, hanno scritto recensioni, disegnato fumetti, e sperimentato un esercizio per “conoscersi meglio” suggerito nel libro.

Per me, un’indubbia gratificazione, ma per loro e per tutti la riprova di quanto si può fare a partire dalla lettura, in modo assolutamente semplice (i video sono stati realizzati con una macchina fotografica, in due classi, grazie all’iniziativa di Chiara e Marzia, due alunne molto in gamba) e con il coinvolgimento di tutti.

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Scusate il silenzio dei giorni scorsi, ma sono stata impegnata a scrivere. Perciò, ho letto meno del solito e non sono andata al cinema. Devo dire che scorrendo la locandina mi cadono le braccia e l’idea di uscire di casa dopo aver lavorato tutto il giorno su una storia mi alletterebbe soltanto con qualche film curioso. Può darsi che non mi incuriosisca nulla perché concentrata nelle mie storie.

Le quali, come succede spesso, sono ispirate a storie vere. Ma non posso dire di più, su libri che usciranno il prossimo anno. Libri di carta, non digitali. Ancora si comprano e anche questi, come per il cinema, se vale la pena, e se gli editori si sforzano di proporre belle copertine, oggetti che valgono le decine di Euro che spendiamo. E’ anche questo che oggi mi fa molto riflettere e concentrami ancor di più a scrivere meglio, a scrivere storie interessanti: le persone devono avere in cambio una bella storia per i soldi che investono nella narrativa e che magari sottraggono a una cena con amici o a una gita domenicale.

Anch’io ci penso, quando vado in libreria, come al cinema o a teatro. Non posso più permettermi di sbagliare, di buttare via i miei soldi per una baggianata o per chi scrive o suona o recita per vanità, anziché per talento e passione. Così, non mi sorprende che certe persone attirino folle, come Margherita Hack stasera in una biblioteca dove la gente era persino in piedi, fuori della sala molto capiente. Mentre altre, come un vanitosissimo autore che non nominerò per compassione, ieri leggeva il suo libro con tanto di birignao a uno sparuto drappello di sue sopravvissute fan.

 

Guardate che meraviglia: in questo castello al centro di Paderno, una cittadina nel cuore della Franciacorta in provincia di Brescia è stata realizzata la biblioteca comunale, dove ieri ho incontrato i bambini della scuola primaria accompagnati dalle insegnanti.

Questo edificio bellissimo è il punto di riferimento per i bambini e i ragazzi, ed è un luogo affascinante. Si entra dentro la torre, salendo le scale di legno ed è come entrare in una fiaba o in una leggenda medievale, respirando la storia antica della cittadina.

Dentro, però, non ci sono armature e spade, locali tetri e magari ricordi di battaglie, ma un arredamento colorato, tanti libri, e ambienti adatti ai più piccoli e ai più grandi. Non vi sembra un esempio bellissimo di come si può recuperare un bene storico per tutta la città, invece di trasformarlo in un albergo privato o in un ristorante? Questa si chiama cultura.

 

Nel solito fracasso di esplosioni, inseguimenti in auto, corse da centometristi, combattimenti, sempre più simili a un videogioco che non a un film, l’ultimo della serie 007 si distingue per l’impareggiabile figura del “cattivo” proposta da uno Javier Bardem biondo e mammone, che nevroticamente caccia la spietata capo del servizio segreto M (la sempre fantastica Judi Dench) chiamandola “mammina” (e in inglese l’effetto funziona perché “madam”, pronunciato “ma’am” si confonde presto con “mum”). C’è anche un tocco di Shakespeare nella difesa che M, sottoposta a un’inchiesta ministeriale, fa del proprio lavoro di protezione del proprio paese e dei cittadini non più da attacchi di nazioni nemiche, ma da singoli, da terroristi strani e nascosti, da ombre che ci circondano.

Pare che sia uno dei migliori Bond di sempre. Non so giudicare. Direi che il successo del pacchetto Bond sta nel rinnovarsi con i tempi, così dall’agente sofisticato e dongiovanni siamo passati a questo militare dal fisico scolpito, che si muove roboticamente e sopravvive sempre, non si sa neppure bene come, esattamente come in un videogioco dove si hanno a disposizione diverse vite e diverse morti. In più, c’è un tocco di Batman nella cupezza di 007, persino nelle pose statuarie, in contemplazione di Londra dai tetti. Ma questo è un po’ la cifra di un regista cinefilo come Sam Mendes.

Un piccolo consiglio: guardate il film in inglese, se potete. Soprattutto perché vi può capitare, com’è capitato a me, di trovarvi in una platea quasi tutta americana che ride, si entusiasma, batte le mani e mangia un quintale di pop-corn, come un film così va visto, o meglio: enjoyed!

Desiderare ha una bellissima etimologia: significa attendere sotto le stelle, ma attendere cosa? Forse che arrivi la nostra stella, dunque il desiderio è quel che ci spinge a cercare la nostra via, la nostra luce, la nostra fiamma.

Intorno al desiderio, lo psicanalista Massimo Recalcati ha scritto un bellissimo, stimolante libretto: Ritratti del desiderio, pubblicato da Raffaello Cortina. Come tutti i testi di questo tipo, che scandagliano la profondità della pensiero e del sentimento, bisogna leggerlo e rileggerlo, riflettere, ed essere disposti a farsi coinvolgere in un percorso che esplora le relazioni umane oggi, dove il desiderio può essere distruttivo (il desiderio invidioso), nichilista (il desiderio di niente), narcisista (il desiderio di godere), oltre che desiderio positivo, altruista e sereno (desiderio dell’Altro, e desiderio amoroso).

La piacevolezza del saggio di Recalcati sta nel trattare l’esperienza del desiderio attraverso diversi “ritratti” come in una galleria con tanti volti: il bambino capriccioso, il papà severo e affettuoso, il Casanova, la Mantide religiosa, l’uomo genuflesso. Il desiderio amoroso, per Recalcati, è il ritratto di una donna, che sa “nominare” il corpo, renderlo unico, insostituibile, fuori serie. Lo faceva dire Shakespeare a Giulietta:”cos’è un nome? Ciò che chiamiamo rosa con qualsiasi altro nome avrebbe lo stesso profumo”, ma Romeo si chiama Romeo ed è Romeo, per lei il più amabile dei corpi, l’unico corpo, l’unico Romeo al mondo.

Stiamo parlando di uno psicanalista lacaniano: il fatto che abbia scelto una donna come ritratto per il desiderio amoroso, quello centrale ed essenziale al desiderio e alla vita, non è certo casuale, anzi. E’ un riconoscimento rispetto alla rimozione sociale (quando non è addirittura sopraffazione e violenza) che ogni giorno le donne subiscono.

Ecco una notizia che conforta: nel 2011 sono state vendute 1.750.000 bici, a fronte di 1.748.143 auto immatricolate nello stesso anno. Ebbene, la bici ha sorpassato l’auto!

Eppure sembra proprio che le amministrazioni non riescano a decidersi e continuano a perseguire scelte che non favoriscono il mezzo a due ruote. A Londra in due anni sono stati realizzati 500 chilometri di piste ciclabili, e i londinesi comunque non sono soddisfatti. Nelle nostre città, invece, costruire le piste sembra un progetto faraonico, dispendioso e futile, un contentino agli ecologisti, quando basta dare un’occhiata alle strade e si vede che sulle bici non ci sono soltanto bambini o ragazzi alternativi, ma tutti.

Sarebbe meglio superare il concetto della bici come scelta di pochi, scelta puramente ambientalista o vacanziera e, cifre alla mano, considerare il mezzo come oggi indispensabile alla mobilità in città congestionate, pedonalizzate e in crisi di parcheggio. L’occasione è sempre lì a portata di mano: chi vuole governare, insomma, prima di tutto pedali.

 

 

Certo, un film che si intitola così di pretese dimostra di averne e non poche. Infatti ha la solita moralistica pretesa di mostrarci lo sfascio a tutti i livelli, di farci sorbire una predica insostenibile da parte di un politico corruttore colpito dalla malattia che fa dire la verità (pensa un po’ che trovata narrativa!), di mostrarci che in Italia il valore supremo è la famiglia, rispetto alla società investita da ideologismo, violenza, squallore, precariato, sfruttamento eccetera eccetera eccetera nel più brillante grillismo attuale.

Ora, io mi stupisco soltanto di attori come Michele Placido, Gassman e Raoul Bova, che partecipano a un film in nulla dissimile da un cinepanettone natalizio, oltretutto girato come gli spot televisivi, tanto che la scena migliore è quando la famigliola scola la pasta e si prepara ad andare a tavola come in una pubblicità della Barilla. Un film che vorrebbe essere di denuncia e alla fine è solo qualunquismo, dove c’è persino un sosia di Bersani, ovviamente corrotto e consociato, e si mostra il teatro Valle come luogo dell’intransigenza e dell’intolleranza tipiche della cosiddetta “sinistra” (ma addirittura il povero Bova è definito “comunista”: ancora!).

In compenso il regista Massimilano Bruno, che si presenta in scena come conduttore di una teletrasmissione che incita alla “verità” e legge gli articoli della Costituzione alternandoli alle scene meschine della vita sociale italiana, sproloquia e ci offre la sua banalissima e infantile morale sulla politica, sulla società. Magari, se avesse preteso meno e anche detto meno, se sapesse fare il cinema e dimenticasse “I Cesaroni” (che ha scritto), avrebbe potuto realizzare un film quantomeno decente e non un autentico obbrobio.